Articoli con tag lavoro

E’ improbabile che l’Italia possa salvarsi

di Eugenio Orso
reblogged da il blog pauper class di Eugenio Orso

1. La statistica ci insegna che non c’è una perfetta “unidirezionalità”, in quanto esistono sempre probabilità che un evento si verifichi e, nello stesso tempo, probabilità contrarie al suo verificarsi. Accanto a una strada, molto praticata, ce ne può essere un’altra, con opposta direzione, che probabilmente non imboccheremo. A volte, le probabilità che un evento negativo si verifichi sono elevatissime, tali da rendere insignificanti le probabilità contrarie. E’ questo il caso italiano o, più esattamente, della probabilità che ha l’Italia di salvarsi e di uscire da una crisi interminabile, che potrebbe “terminare” il paese.
Di seguito, vedremo perché l’Italia ha bassissime probabilità di uscire dal tunnel della crisi, con l’aggravante che non c’è più il tempo per invertire la direzione di marcia e tutti gli indicatori volgono inesorabilmente al brutto.
E’ bene definire, in primo luogo, quali sono questi indicatori:
a) Indicatori economici e finanziari.
b) Indicatori, o meglio, aspetti sociali e politici.
c) Situazione internazionale e possibile evoluzione geopolitica, nel breve, della stessa.

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Calo del Pil: un nuovo esproprio previdenziale

di Luigi Tedeschi
pensionati
La recessione italiana è senza sbocchi. Le legislazioni antisociali attuate su diktat europeo non potranno che renderla irreversibile. Il calo del Pil infatti decurta le future pensioni. L’abbattimento progressivo dello stato sociale, che aveva già sortito effetti penalizzanti sulle pensioni con la riforma Dini del 1995, che aveva introdotto il sistema contributivo in luogo di quello retributivo, e la successiva riforma Fornero, che ha allungato la vita lavorativa fino a 67 anni, si è reso ancor più evidente con il calo del Pil. Infatti, secondo quanto stabilito dalla riforma Dini, il montante contributivo, cioè l’ammontare dei versamenti effettuati dai contribuenti, viene rivalutato ogni anno ad un tasso di capitalizzazione calcolato sul Pil degli ultimi 5 anni.
Il Pil italiano non cresce dal 2011 e registra un decremento del 5,5 % rispetto al 2009. Quindi un Pil negativo registratosi nel 2013, dà luogo ad un tasso di capitalizzazione negativo (- 0,1927%), che determina non una rivalutazione, ma una svalutazione del montante contributivo, con conseguente decurtazione delle future pensioni. Date le fosche previsioni per i prossimi anni circa la crescita in Italia, la cui economia dovrebbe anzi registrare stagnazione se non ulteriore recessione, tali effetti, già penalizzanti, potrebbero ripetersi ed accentuarsi nei prossimi anni. Si prevede per il 2014 un decremento del Pil dello 0,4%.
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Incendio Ucraina

Il numero di ITALICUM gennaio-febbraio 2014,
che puoi scaricare come file PDF dalla pagina dei downloads
Italicum gennaio-febbraio 2014
Focus: Incendio Ucraina
Luigi Tedeschi:
Morire per l’Europa? 2
Eugenio Orso: Considerazioni sugli sviluppi della situazione ucraina 4
Politica interna
Marco Della Luna: Un economista fallito alla guida dell’economia italiana? 5
Carlo Bertani: Ho fatto un sogno 7
Ettore Rivabella: I risultati negativi per il “mercato del lavoro” della Riforma Fornero 10
Augusto Sinagra: La lunga e tragica storia del tradimento del popolo italiano 12
Romano Olivieri: Basta fatti, vogliamo parole 14
Cultura
Costanzo Preve: Una visione controcorrente di un’epoca di paradossi culturali 17
Adriano Segatori: Il baratro del nichilismo 21
Luca Leonello Rimbotti: Elogio dell’Anarchia 23
Roberta Dassie: Esiste ancora il senso di appartenenza? 26
Attualità
Mario Porrini: Nostalgia di quale passato? 27
Stefano De Rosa: Spread e lavoro al tempo di Peppa Pig 28
Esteri
Claudia Regina Carchidi: Dalla Bolivia al Brasile, le elezioni del 2014 30
Agostino Fusar Poli: La sfida perenne tra Occidente liberale e Spiritualità orientale 31
Laura Gardin: I “cancer villages” in Cina 32

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Job Act: Renzi prepara l’attacco finale al lavoro

di Eugenio Orso
matteo_renzi

I suoi padroni gongoleranno. I tedeschi, che contemplano esclusivamente il loro interesse – altro che Europa dei popoli! – gli diranno “Wunderbar, kleine italienische”, ossia meraviglioso, piccolo italiano! Sottinteso servo italiano. Insomma, le oligarchie tutte, del denaro, della finanza e dell’eurozona plaudiranno. Chi? Ma naturalmente lui, il pericoloso buffone emergente della sub-politica nazionale, all’anagrafe Matteo Renzi, esternante durante l’inaugurazione, nella “sua” Firenze, di Pitti immagine Uomo.
Per ora c’è solo l’annuncio trionfale di Renzi, ma a giorni seguirà lo Job Act, chiamato così in (neo)lingua esotica, per sottolineare meglio la totale subalternità italiana all’occidente neocapitalistico e il liberal-liberismo che anima la marionetta Renzi. Sembra che questo obbrobrio, sicuramente pensato contro il lavoro stabile e ancora tutelato – con la scusa di creare occupazione per chi non l’ha e di estendere le garanzie ai precari – sarà articolato su tre semplici punti e non avrà come “cuore” la riforma dell’articolo 18 (dello statuto dei lavoratori del 1970). Ostacolo “ideologico” quest’ultimo, secondo Matteo, alle necessarie riforme del mercato del lavoro (e contro i lavoratori) che non si fermeranno nel dopo Monti e Fornero.

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La rivoluzione è possibile?

Il nuovo numero di ITALICUM novembre-dicembre 2013,
che puoi scaricare come file PDF dalla pagina dei downloads
La rivoluzione è possibile? - copertina

FOCUS: La rivoluzione è possibile ?
Eugenio Orso: Lo sgretolamento del sistema inizia con i Forconi 3
Marco Della Luna: L’impossibile e sterile rivoluzione contro la casta 5
Carlo Bertani: Noi, voi, loro. E la necessaria rivoluzione – Parte seconda 7
Lutes: Il male oscuro italiano si chiama deflazione 11
Ettore Rivabella:
L’ Affaire Telecom 13

Editoriale
Luigi Tedeschi: Costanzo Preve non è più tra noi 2

Cultura
Costanzo Preve: Sulla rivoluzione 17
Adriano Segatori: Tentazioni pericolose 20
Luca Leonello Rimbotti: L’Europa che non c’è 22
Augusto Sinagra: Aspettando Silla 24
Gian Luigi Cecchini:”Meditazioni” sui concetti di ordine e disordine 26

Attualità
Mario Porrini: Genitori del terzo millennio 27
Laura Gardin: Un’Alba Dorata all’italiana? 28

Esteri
Claudia Regina Carchidi: Quale ricetta per il Paraguay? 31
Agostino Fusar Poli: I ricatti della Troika nell’Est Europa 32
Roberta Dassie: Con Mandele finirà anche un sogno? 34

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Bomba o non bomba, arriveranno a Roma? I Forconi, naturalmente

di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

Bomba o non bomba, violenza o non violenza, provocazione o non provocazione, arriveranno a Roma? I Forconi, naturalmente …

protesta 9 dicembre
Ci è venuta in mente una vecchia canzone di Antonello Venditti, che appartiene a un’altra epoca della storia patria, turbolenta fin che si vuole ma meno infelice dell’attuale. La gente ci amava, e questo è l’importante/ Regalammo cioccolata e sigarette vere/ Bevemmo poi del vino rosso dalle mani unite/ E finalmente ci fecero suonare/ E bomba o non bomba noi siamo arrivati a Roma, insieme a voi (1978, Bomba o non bomba, LP Sotto il segno dei pesci). Un buon refrain, che conserva ancora qualche validità, nonostante il cambio di millennio, per la protesta che attraversa l’Italia e che prima o poi cercherà di arrivare alla capitale, posizionandosi a ridosso dei “palazzi del potere”. Alcuni , come Ferro e Chiavenago, sono contrari “a marciare su Roma” e dentro la capitale mercoledì 18 dicembre. Altri, come il pontino Calvani, non sembrano rinunciare. La prima calata a Roma di parte dei Comitati 9 dicembre sarà un’incognita, con esiti incerti e sviluppi imprevedibili. Sotto il fuoco dei media di sistema, dei politici servi e corrotti, dei sindacati gialli, a rischio d’infiltrazione da parte di provocatori (non stiamo pensando ai soliti centri sociali, o a casa Pound), riusciranno i nostri eroi – detto senza ironia – a superare gli sbarramenti “bomba o non bomba”?

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Sono arrivati i forconi

Di Luigi Tedeschi

movimento dei forconi

Sono arrivati i forconi!
Da una società italiana in apparenza assuefatta ad uno stato di torpore, passività, indifferenza, sembra riemergere una realtà sociale di un popolo condannato alla disoccupazione, alla precarietà del lavoro, alla emarginazione giovanile senza prospettive per il futuro. Quella dei forconi non è certo una rivoluzione, è una rivolta che non può essere ridotta ad una estemporanea protesta contro la politica economica di un governo o ad un malcontento diffuso, dovuto al presente disagio delle classi subalterne, ma esprime comunque il rifiuto di un modello capitalista finanziario imposto dall’Europa della BCE. L’immagine mediatica che l’attuale classe politica offre dell’Italia è quella di un paese virtuale, in cui la politica ufficiale consiste in contrapposizioni interne ed esterne tra partiti, legge elettorale, leaders politici decaduti e nuovi astri telegenici nascenti, demagogici tagli ai costi della politica. Dai media emerge un paese tuttavia palesemente allineato ai desiderata europei, impegnato nel risanamento dei conti pubblici, necessarie cessioni di beni ed aziende pubbliche, e ad attuare riforme strutturali in senso liberista in materia di lavoro, di welfare, comunque prossimo alla fuoriuscita dalla crisi e alle soglie di una ripresa economica trainata dall’export.
La realtà sociale del nostro paese è invece assai diversa e non certo occultabile dalla vulgata ufficiale, una realtà in cui l’intero popolo italiano sconta in termini di disoccupazione e disagio sociale diffuso gli effetti della politica di austerity inaugurata dal governo Monti e perseguita da Letta & C., imposta dall’Europa della BCE a guida tedesca, cui fa riscontro una classe politica assimilabile ad un governatorato coloniale, la cui unica ragion d’essere è quella della attuazione delle direttive finanziarie europee, cui viene devoluta larga parte delle risorse economiche del paese. L’austerity ha generato recessione ed aumento incontrollato del debito pubblico, non certo il suo risanamento, e il calo progressivo del Pil, causato dal decremento della domanda interna, ha provocato una ondata deflattiva che prelude ad una ulteriore recessione senza ritorno.
La rivolta dei forconi esprime dunque non solo disagio economico e dissenso politico, ma assume un significato morale assai rilevante: è un atto di delegittimazione politica e morale di una classe dirigente che ha fatto venir meno in larga parte la stessa sovranità nazionale italiana. Attraverso l’adesione all’euro e l’assunzione di impegni europei quali il fiscal compact e il pareggio di bilancio, ha devoluto la sovranità economica e larga parte della sovranità politica alle oligarchie finanziarie della BCE.
Che l’Italia in sede europea sia priva di ogni sovranità politica è dimostrato dalla condizione di subalternità dell’agricoltura, condannata ad assurdi contingentamenti della produzione, a subire importazioni di prodotti esteri a basso costo ma privi di garanzie sanitarie e certificazioni di qualità, oltre ad essere penalizzata dalle contraffazioni di prodotti alimentati spacciati impunemente per italiani, che assorbono nel solo agroalimentare circa 60 miliardi di euro (1) secondo recenti stime di Eurispes e Coldiretti, sottratto all’export dei produttori italiani. E’ proprio dagli agricoltori e dai trasportatori che ha avuto origine la rivolta dei forconi.

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Agosto, statale mio non ti conosco … di Eugenio Orso e Anatolio Anatoli

basta-macelleria
Le minacce agostane agli statali, diffuse dalla stampa e smentite dal governo, con lo spauracchio di duecentomila posti di lavoro in meno nel settore pubblico, di prepensionamenti forzati e uscite senza troppi complimenti e incentivi, indicano una volta di più la tendenza a colpire il lavoro dipendente, economicamente e in termini di diritti, nonché a spostare risorse dalla spesa pubblica, che ha una funzione sociale e di cui beneficiano soprattutto le classi dominate, al grande capitale finanziario.

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Alle radici di una crisi italiana perenne

Italicum_2013_0304il numero marzo-aprile di Italicum, che puoi scaricare  dalla pagina dei downloads

Sommario

Editoriali
Marco Della Luna: Morire per Maastricht;
Gian Luigi Cecchini: Quirinale: un disastro politico;

FOCUS
Luigi Tedeschi: Alle radici di una crisi italiana perenne;
Augusto Sinagra: La reazione auspicabile;
Ettore Rivabella: Contraddizioni e opportunità. Tragedie e volontà di riscatto;
Carlo Bertani: Cercasi lavoro, disperatamente;
Romano Olivieri: Un banale equivoco;
M.D.L.:Alla ricerca della liquidita’ perduta;

Esteri
Claudia Regina Carchidi: El Diablo venezuelano divenuto un angelo;
Roberta Dassie: Il caso poco noto di Ceuta e Melilla;

Cultura
Adriano Segatori: Per il superamento dell’attualità;
Costanzo Preve: Dire la verità sul capitalismo e sul comunismo;
Luca Lionello Rimbotti: Friedrich Nietzsche  e  la comunità  dell’avvenire

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