Articoli con tag forconi

La rivoluzione è possibile?

Il nuovo numero di ITALICUM novembre-dicembre 2013,
che puoi scaricare come file PDF dalla pagina dei downloads
La rivoluzione è possibile? - copertina

FOCUS: La rivoluzione è possibile ?
Eugenio Orso: Lo sgretolamento del sistema inizia con i Forconi 3
Marco Della Luna: L’impossibile e sterile rivoluzione contro la casta 5
Carlo Bertani: Noi, voi, loro. E la necessaria rivoluzione – Parte seconda 7
Lutes: Il male oscuro italiano si chiama deflazione 11
Ettore Rivabella:
L’ Affaire Telecom 13

Editoriale
Luigi Tedeschi: Costanzo Preve non è più tra noi 2

Cultura
Costanzo Preve: Sulla rivoluzione 17
Adriano Segatori: Tentazioni pericolose 20
Luca Leonello Rimbotti: L’Europa che non c’è 22
Augusto Sinagra: Aspettando Silla 24
Gian Luigi Cecchini:”Meditazioni” sui concetti di ordine e disordine 26

Attualità
Mario Porrini: Genitori del terzo millennio 27
Laura Gardin: Un’Alba Dorata all’italiana? 28

Esteri
Claudia Regina Carchidi: Quale ricetta per il Paraguay? 31
Agostino Fusar Poli: I ricatti della Troika nell’Est Europa 32
Roberta Dassie: Con Mandele finirà anche un sogno? 34

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Bomba o non bomba, arriveranno a Roma? I Forconi, naturalmente

di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

Bomba o non bomba, violenza o non violenza, provocazione o non provocazione, arriveranno a Roma? I Forconi, naturalmente …

protesta 9 dicembre
Ci è venuta in mente una vecchia canzone di Antonello Venditti, che appartiene a un’altra epoca della storia patria, turbolenta fin che si vuole ma meno infelice dell’attuale. La gente ci amava, e questo è l’importante/ Regalammo cioccolata e sigarette vere/ Bevemmo poi del vino rosso dalle mani unite/ E finalmente ci fecero suonare/ E bomba o non bomba noi siamo arrivati a Roma, insieme a voi (1978, Bomba o non bomba, LP Sotto il segno dei pesci). Un buon refrain, che conserva ancora qualche validità, nonostante il cambio di millennio, per la protesta che attraversa l’Italia e che prima o poi cercherà di arrivare alla capitale, posizionandosi a ridosso dei “palazzi del potere”. Alcuni , come Ferro e Chiavenago, sono contrari “a marciare su Roma” e dentro la capitale mercoledì 18 dicembre. Altri, come il pontino Calvani, non sembrano rinunciare. La prima calata a Roma di parte dei Comitati 9 dicembre sarà un’incognita, con esiti incerti e sviluppi imprevedibili. Sotto il fuoco dei media di sistema, dei politici servi e corrotti, dei sindacati gialli, a rischio d’infiltrazione da parte di provocatori (non stiamo pensando ai soliti centri sociali, o a casa Pound), riusciranno i nostri eroi – detto senza ironia – a superare gli sbarramenti “bomba o non bomba”?

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Sono arrivati i forconi

Di Luigi Tedeschi

movimento dei forconi

Sono arrivati i forconi!
Da una società italiana in apparenza assuefatta ad uno stato di torpore, passività, indifferenza, sembra riemergere una realtà sociale di un popolo condannato alla disoccupazione, alla precarietà del lavoro, alla emarginazione giovanile senza prospettive per il futuro. Quella dei forconi non è certo una rivoluzione, è una rivolta che non può essere ridotta ad una estemporanea protesta contro la politica economica di un governo o ad un malcontento diffuso, dovuto al presente disagio delle classi subalterne, ma esprime comunque il rifiuto di un modello capitalista finanziario imposto dall’Europa della BCE. L’immagine mediatica che l’attuale classe politica offre dell’Italia è quella di un paese virtuale, in cui la politica ufficiale consiste in contrapposizioni interne ed esterne tra partiti, legge elettorale, leaders politici decaduti e nuovi astri telegenici nascenti, demagogici tagli ai costi della politica. Dai media emerge un paese tuttavia palesemente allineato ai desiderata europei, impegnato nel risanamento dei conti pubblici, necessarie cessioni di beni ed aziende pubbliche, e ad attuare riforme strutturali in senso liberista in materia di lavoro, di welfare, comunque prossimo alla fuoriuscita dalla crisi e alle soglie di una ripresa economica trainata dall’export.
La realtà sociale del nostro paese è invece assai diversa e non certo occultabile dalla vulgata ufficiale, una realtà in cui l’intero popolo italiano sconta in termini di disoccupazione e disagio sociale diffuso gli effetti della politica di austerity inaugurata dal governo Monti e perseguita da Letta & C., imposta dall’Europa della BCE a guida tedesca, cui fa riscontro una classe politica assimilabile ad un governatorato coloniale, la cui unica ragion d’essere è quella della attuazione delle direttive finanziarie europee, cui viene devoluta larga parte delle risorse economiche del paese. L’austerity ha generato recessione ed aumento incontrollato del debito pubblico, non certo il suo risanamento, e il calo progressivo del Pil, causato dal decremento della domanda interna, ha provocato una ondata deflattiva che prelude ad una ulteriore recessione senza ritorno.
La rivolta dei forconi esprime dunque non solo disagio economico e dissenso politico, ma assume un significato morale assai rilevante: è un atto di delegittimazione politica e morale di una classe dirigente che ha fatto venir meno in larga parte la stessa sovranità nazionale italiana. Attraverso l’adesione all’euro e l’assunzione di impegni europei quali il fiscal compact e il pareggio di bilancio, ha devoluto la sovranità economica e larga parte della sovranità politica alle oligarchie finanziarie della BCE.
Che l’Italia in sede europea sia priva di ogni sovranità politica è dimostrato dalla condizione di subalternità dell’agricoltura, condannata ad assurdi contingentamenti della produzione, a subire importazioni di prodotti esteri a basso costo ma privi di garanzie sanitarie e certificazioni di qualità, oltre ad essere penalizzata dalle contraffazioni di prodotti alimentati spacciati impunemente per italiani, che assorbono nel solo agroalimentare circa 60 miliardi di euro (1) secondo recenti stime di Eurispes e Coldiretti, sottratto all’export dei produttori italiani. E’ proprio dagli agricoltori e dai trasportatori che ha avuto origine la rivolta dei forconi.

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