Articoli con tag finanza

Sbankitalia: come i partiti derubano gli italiani dietro la facciata dell’integrazione europea

Marco della Luna: Sbankita, ed. Arianna Editricel
Luigi Tedeschi intervista Marco della Luna, autore del libro

1. D.: Gli accordi Ecofin di fine dicembre 2013, che prevedono la devoluzione delle funzioni di vigilanza bancaria alla BCE, il cui intento ufficiale sarebbe quello di rafforzare la capitalizzazione del sistema finanziario, al fine di scongiurare i rischi di default emersi all’indomani della crisi del 2008, in realtà rappresentano un ulteriore rafforzamento del sistema bancario centrale europeo, a danno degli stati e delle banche più deboli. Tra l’altro, verranno sottoposti a stress test i titoli del debito pubblico degli stati. In realtà il coefficiente di rischio del debito pubblico è quasi nullo. I titoli pubblici vengono acquistati e restituiti dalle banche alla scadenza allo stesso valore. Variazioni possono verificarsi solo se i titoli vengano alienati prima della scadenza, ai valori di mercato. Tali stress test di per sé aumentano artificialmente il coefficiente di rischio e quindi tale procedura, potrebbe distogliere gli investitori dall’acquisto dei titoli pubblici dell’area euro, con relativo aggravio degli interessi sul debito degli stati. Le nuove procedure di vigilanza sono particolarmente perniciose per gli stati più deboli, che, con gli evidenti segnali di deflazione manifestatisi recentemente, vedono aggravarsi la loro situazione debitoria, indipendentemente dai ribassi dello spread. Nell’ambito bancario invece, vengono penalizzate specialmente le banche locali (popolari, cooperative ecc.), che esercitano il credito a breve, in quanto sottocapitalizzate ai sensi dei principi di verifica degli stress test. Vengono quindi penalizzati gli istituti che esercitano il credito verso la piccola e media impresa e i privati, in quanto dette banche incontreranno maggiori difficoltà nell’erogare il credito, dovendo effettuare gravosi accantonamenti a fronte delle concessioni dei prestiti. Non è questo accordo una ulteriore fase del processo di dissolvimento della economia reale a favore della economia finanziaria?
R.: Certamente. La fase precedente era una fase di capitalismo finanziario, in cui il settore produttivo dell’economia era dominato dalla finanza e dalla sua logica budgetista, con tagli a investimenti, innovazione, impiantistica, formazione, e puntava alla massimizzazione della rendita del capitale. Ora, come spiega Nino Galloni, siamo entrati in una nuova fase, quella del capitalismo ultrafinanziario, in cui la finanza si interessa solo di sé, di congegnare, moltiplicare e collocare titoli prescindenti da qualsivoglia sottostante reale, e di riconfezionarli spacciandoli con nuove forme derivate quando entrano in crisi, e ultimamente di far intervenire, con enormi creazioni di denaro fresco, la banca centrale di emissione per assorbirli quando proprio divengono improponibili (cash for trash, q.e., ltro) e quando bisogna rifinanziare le banche destabilizzate dagli azzardi di chi le maneggia. Tutto questo senza curarsi del finanziamento dell’economia reale e di salvaguardare l’occupazione e il pil.

Marco Della Luna: Cimiteur

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MF SULL’AFFARE SBANKITALIA

Palazzo Koch, sede di Bankitalia di Marco Della Luna

Sono un estimatore di MF, pertanto credo che l’articolo che qui intendo stroncare sia stato scritto intenzionalmente in modo grossolanamente ingenuo ed errato, in tono ossequientissimo verso i banchieri beneficiari di questa porcata su Bankitalia. Intenzionalmente, per fare appunto risaltare che si tratta di un arrogante arbitrio ai danni del Paese. Si tratta dell’articoletto a pag. 8 di MF del 22 gennaio, intitolato Inevitabile e giusta la fiducia sulle quote Bankitalia, e siglato “MF”.
Esso loda la decisione del governo di porre la fiducia sulla conversione decreto legge che autorizza la permutazione di capitale netto con cui quasi 7,5 miliardi di riserve della Banca d’Italia vengono passate a capitale sociale, portandolo da 156.000 Euro a 7,5 miliardi di Euro. I titolari del capitale sociale – tutti privati (95%) tranne Inps – ricevono così una moltiplicazione gigantesca delle loro quote senza tirar fuori un centesimo.
Annuncio che su questa operazione e il suo contesto allargato alla c.d. Unione Bancaria Europea e al c.d. Meccanismo di Vigilanza Unificato, come cardini di una strategia antisociale e antinazionale, ho dedicato un saggio critico in uscita presso Arianna col titolo Sbankitalia.
Tesi centrale dell’articoletto, è che non si tratti affatto di un maxiregalo ai banchieri è certo perché lo ha dichiarato il governatore Visco (scelto dai privati partecipanti o soci di Bankitalia, ossia dai beneficiari).
E invece lo è, perché è un incremento oggettivo del valore delle loro quote, a spese delle riserve della BdI (che è un ente pubblico), senza alcun corrispettivo, e senza che vi sia correlazione tra il capitale di rischio investito dai soci o dai loro danti causa (156.000 Euro in tutto) e l’incremento di valore anzidetto; cioè non si può dire che quei 156.000, come investimento nelle attività di BdI, abbiano prodotto utili tali da giustificare una siffatta moltiplicazione di valore, perché BdI ha realizzato i suoi utili senza usare quei ridicoli 156.000 Euro, bensì emettendo denaro e scambiandolo con buoni fruttiferi, che poi in parte vende. Quindi MF non dice la verità: questa operazione è un regalo fatto dal governo Letta coi soldi pubblici a finanzieri e banchieri.
Ma l’articoletto invoca stroncatura soprattutto per un altro aspetto, insieme tecnico e sostanziale, giuridico ed economico, ossia che esso passa sotto silenzio il vero problema, il vero scandalo: nelle società (spa, srl) il capitale sociale è capitale di rischio che i soci investono in una società per dotarla dei mezzi per esercitare le sue attività di impresa, ossia per farle ottenere credito dalle banche e dai fornitori, con cui consentirle di pagare merci, servizi, beni strumentali, collaboratori, etc. Orbene, ovviamente la Banca d’Italia, e in generale le banche centrali di emissione, non hanno alcun bisogno di un capitale sociale, di un capitale di rischio, di credito bancario, di credito di fornitori. Emettendo moneta fiat, non convertibile né coperta da riserve auree, non hanno nemmeno bisogno di conferimenti di oro. Quindi quei soci o partecipanti di Bankitalia (che partecipano solo alla spartizione degli utili e all’uso, spesso discutibilissimo perché in conflitto di interesse, dei poteri di vigilanza, disciplina e macroeconomici della banca centrale) non hanno ragion d’essere. Sono lì solo a fare i loro interessi di parte. Assurda e incostituzionale è dunque questa situazione e l’apologia che l’articoletto ne fa, non certo la legge del 2005, con cui esso se la prende, e che voleva nazionalizzare l’istituto centrale di emissione.

Marco Della Luna

Foto: wikipedia

 

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La rivoluzione è possibile?

Il nuovo numero di ITALICUM novembre-dicembre 2013,
che puoi scaricare come file PDF dalla pagina dei downloads
La rivoluzione è possibile? - copertina

FOCUS: La rivoluzione è possibile ?
Eugenio Orso: Lo sgretolamento del sistema inizia con i Forconi 3
Marco Della Luna: L’impossibile e sterile rivoluzione contro la casta 5
Carlo Bertani: Noi, voi, loro. E la necessaria rivoluzione – Parte seconda 7
Lutes: Il male oscuro italiano si chiama deflazione 11
Ettore Rivabella:
L’ Affaire Telecom 13

Editoriale
Luigi Tedeschi: Costanzo Preve non è più tra noi 2

Cultura
Costanzo Preve: Sulla rivoluzione 17
Adriano Segatori: Tentazioni pericolose 20
Luca Leonello Rimbotti: L’Europa che non c’è 22
Augusto Sinagra: Aspettando Silla 24
Gian Luigi Cecchini:”Meditazioni” sui concetti di ordine e disordine 26

Attualità
Mario Porrini: Genitori del terzo millennio 27
Laura Gardin: Un’Alba Dorata all’italiana? 28

Esteri
Claudia Regina Carchidi: Quale ricetta per il Paraguay? 31
Agostino Fusar Poli: I ricatti della Troika nell’Est Europa 32
Roberta Dassie: Con Mandele finirà anche un sogno? 34

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Sono arrivati i forconi

Di Luigi Tedeschi

movimento dei forconi

Sono arrivati i forconi!
Da una società italiana in apparenza assuefatta ad uno stato di torpore, passività, indifferenza, sembra riemergere una realtà sociale di un popolo condannato alla disoccupazione, alla precarietà del lavoro, alla emarginazione giovanile senza prospettive per il futuro. Quella dei forconi non è certo una rivoluzione, è una rivolta che non può essere ridotta ad una estemporanea protesta contro la politica economica di un governo o ad un malcontento diffuso, dovuto al presente disagio delle classi subalterne, ma esprime comunque il rifiuto di un modello capitalista finanziario imposto dall’Europa della BCE. L’immagine mediatica che l’attuale classe politica offre dell’Italia è quella di un paese virtuale, in cui la politica ufficiale consiste in contrapposizioni interne ed esterne tra partiti, legge elettorale, leaders politici decaduti e nuovi astri telegenici nascenti, demagogici tagli ai costi della politica. Dai media emerge un paese tuttavia palesemente allineato ai desiderata europei, impegnato nel risanamento dei conti pubblici, necessarie cessioni di beni ed aziende pubbliche, e ad attuare riforme strutturali in senso liberista in materia di lavoro, di welfare, comunque prossimo alla fuoriuscita dalla crisi e alle soglie di una ripresa economica trainata dall’export.
La realtà sociale del nostro paese è invece assai diversa e non certo occultabile dalla vulgata ufficiale, una realtà in cui l’intero popolo italiano sconta in termini di disoccupazione e disagio sociale diffuso gli effetti della politica di austerity inaugurata dal governo Monti e perseguita da Letta & C., imposta dall’Europa della BCE a guida tedesca, cui fa riscontro una classe politica assimilabile ad un governatorato coloniale, la cui unica ragion d’essere è quella della attuazione delle direttive finanziarie europee, cui viene devoluta larga parte delle risorse economiche del paese. L’austerity ha generato recessione ed aumento incontrollato del debito pubblico, non certo il suo risanamento, e il calo progressivo del Pil, causato dal decremento della domanda interna, ha provocato una ondata deflattiva che prelude ad una ulteriore recessione senza ritorno.
La rivolta dei forconi esprime dunque non solo disagio economico e dissenso politico, ma assume un significato morale assai rilevante: è un atto di delegittimazione politica e morale di una classe dirigente che ha fatto venir meno in larga parte la stessa sovranità nazionale italiana. Attraverso l’adesione all’euro e l’assunzione di impegni europei quali il fiscal compact e il pareggio di bilancio, ha devoluto la sovranità economica e larga parte della sovranità politica alle oligarchie finanziarie della BCE.
Che l’Italia in sede europea sia priva di ogni sovranità politica è dimostrato dalla condizione di subalternità dell’agricoltura, condannata ad assurdi contingentamenti della produzione, a subire importazioni di prodotti esteri a basso costo ma privi di garanzie sanitarie e certificazioni di qualità, oltre ad essere penalizzata dalle contraffazioni di prodotti alimentati spacciati impunemente per italiani, che assorbono nel solo agroalimentare circa 60 miliardi di euro (1) secondo recenti stime di Eurispes e Coldiretti, sottratto all’export dei produttori italiani. E’ proprio dagli agricoltori e dai trasportatori che ha avuto origine la rivolta dei forconi.

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Conferenza: “Finanza e Unione Europea unico destino? Proposte ed alternative “

Alla  conferenza, organizzata dall’Associazione Culturale ZENIT  in occasione del decennale della Comunità Militante Zenit, parteciperanno relatori di tutto rispetto:

  • Diego Fusaro (Filosofo e Ricercatore allievo di Costanzo Preve)
  • Matteo Marconi (Docente di geografia politica ed economica),
  • Alberto Bagnai (Docente di economia politica), blog: http://goofynomics.blogspot.it/
  • Antonio Maria Rinaldi (Docente di finanza aziendale),
  • Antonio Pimpini (Avvocato di Giacinto Auriti)

moderatore Jacopo Trionfera (Associazione Culturale Zenit).

La Conferenza si terrà a Roma il 13 dicembre 2013, alle ore 18.15

Maggiori informazioni sul blog dell’Associazione Zenit

Associazione Zenit

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