Caro Costanzo,

Costanzo_Preve
oggi 23 novembre è un anno che non sei più tra noi. Sembra passato tanto tempo, come se con la tua vita terrena si fosse posto fine ad un’epoca, sembra essere svanito un modo di essere di una comunità di giovani ed anziani, di colti ed incolti, di personaggi delle più diverse ed opposte provenienze, avvicinatisi tutti a te per ansia di sapere, di conoscere il tempo in cui viviamo e soprattutto trascinati dalla passione di non essere rassegnati al fatalismo imperante dinanzi ad un nemico che pare invincibile. La tua umanità, il tuo dialogo serrato, era capace di infondere in tutti l’ansia di conoscere le cause e le radici profonde di questo tragico ed insieme oscuro presente.
Hai creato intorno a te una comunità spontanea, superando i dogmi ed i pregiudizi ideologici, senza proclami, manifesti e promesse messianiche di improbabili paradisi futuribili. Una comunità che si è riunita intorno a te, attratta da un pensiero non conforme, una voce estranea alla omologazione a questo presente capitalista, che tutto fagocita nell’economicismo globale, nella sua gabbia d’acciaio immanente.
Sulle ceneri della fine delle ideologie novecentesche, sembra svanire ogni possibile prospettiva di future trasformazione della società. L’avvento della globalizzazione liberista distrugge infatti qualsiasi orizzonte del divenire della storia. Con la globalizzazione e quindi con il dominio mondialista della superpotenza USA.
Caro Costanzo, tu non hai mai fatto mistero della tua emarginazione, che anzi ha costituito per te un motivo di orgoglio, dinanzi ai tradimenti dei tuoi vecchi compagni, che hanno preferito fama mediatica e gratificazioni materiali vendendo se stessi a la propria coscienza alla mercificazione capitalista e all’indifferentismo etico. Hai preferito la solitudine e l’avventura del pensiero alla morte dello spirito.
La tua innata coerenza non è stata l’etica dell’epigone di un mondo scomparso, perché il tuo pensiero non è un lascito testimoniale del ‘900 ormai concluso, ma la presa di coscienza di un momento storico di estrema decadenza di valori etici comunitari verificatosi con l’avvento del capitalismo assoluto. Momento storico cui occorreva dare risposte in termini filosofici e politici. Sei stato l’immagine vivente delle idee universali della filosofia che sopravvivono alle catastrofi materiali e morali di questa umanità, perchè solo in tali idee si può ricercare la genesi, lo sviluppo, il fine stesso della storia, perché la filosofia è ricerca incessante della verità. E’ stata infatti la ricerca inesausta della verità il principio e il fine ultimo della tua opera. Verità oscurata e ripudiata dal relativismo etico imperante.
Il grande valore umano prima che culturale del tuo pensiero è dato dalla coscienza che nella filosofia non si danno mai risposte definitive. Hai infatti sconfessato le pseudo verità dogmatiche delle ideologie, in nome della libertà del pensiero e soprattutto hai affermato il concetto del limite proprio della filosofia greca. Se nel nostro tempo sono illimitate la ricchezza, la produzione, la finanza, il consumo e il progresso, sono anche senza limiti la povertà, l’oppressione, il debito, il default, insieme con la brama di dominio militare e politico sull’intera umanità. L’illimitatezza esprime il pervertimento di una umanità in cui le strutture sociali comunitarie si vanno dissolvendo e con esse gli stati, i popoli, le identità individuali e collettive. Il senso del limite è il fondamento della “buona vita” aristotelica, dell’essere sociale dell’uomo, che oggi rappresenta il cardine di ogni forma di resistenza al capitalismo assoluto.
Le tue idee hanno un profondo significato rivoluzionario, perché in esse si scorgono le potenzialità di trasformazione sociali, etiche e politiche future, anche se ancora non se ne può pronosticare il verificarsi.
Hai lasciato in noi un vuoto profondo, è venuta a mancare la risposta a tanti perché, un punto di riferimento morale, ancor prima che culturale e politico. Ma è proprio in questo vuoto che avvertiamo la tua presenza, perché esso ci induce a far nostro il tuo pensiero, che costituisce il necessario parametro del nostro giudizio critico. Vogliamo essere con te i precursori dei nuovi tempi. Tu stesso hai affermato: “Non ci sono ovviamente garanzie, ma credo che si incominci ad intravvedere la strada giusta: bisogna cominciare a resistere, essere pienamente coscienti che è giusto farlo, non farsi spaventare dall’ultimatum , e soprattutto sapere che nessun mito emancipatore si è ancora costituito e mondializzato, ma ne esistono i primi vagiti e i primi presupposti. E’ già abbastanza”
Luigi Tedeschi

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  1. #1 di massimiliano il 8 dicembre 2014 - 08:08

    Ricordo Costanzo studiando quello che mi consigliò di studiare. Continuo come lui sulla solitaria strada del pensatore ribelle, anticonformista, operaio della filosofia e non filosofo, come lui stesso amava puntualizzare. Vorrei ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, che alcuni suoi lavori sono consultabili liberamente su http://www.petiteplaisance.it.

    Grazie Luigi per il tuo accorato ricordo al quale mi associo con commozione e vigore mentale.

    Massimiliano Blandino

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