Articoli con tag euro

Isis, Ucraina, Grecia, e l’Europa che non c’è

Il numero gennaio-febbraio 2015 del periodico Italicum, che potete scaricare gratuitamente dalla pagina dei downloads

Italicum gennaio-febbraio 2015

Italicum gennaio-febbraio 2015

, , , , , , , , , , , , , ,

1 Commento

Verso un’Europa post – euro?

Italicum_2014_1112 copertina
Il numero novembre-dicembre 2014 del periodico Italicum, che potete scaricare gratuitamente dalla pagina dei downloads

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Calo del Pil: un nuovo esproprio previdenziale

di Luigi Tedeschi
pensionati
La recessione italiana è senza sbocchi. Le legislazioni antisociali attuate su diktat europeo non potranno che renderla irreversibile. Il calo del Pil infatti decurta le future pensioni. L’abbattimento progressivo dello stato sociale, che aveva già sortito effetti penalizzanti sulle pensioni con la riforma Dini del 1995, che aveva introdotto il sistema contributivo in luogo di quello retributivo, e la successiva riforma Fornero, che ha allungato la vita lavorativa fino a 67 anni, si è reso ancor più evidente con il calo del Pil. Infatti, secondo quanto stabilito dalla riforma Dini, il montante contributivo, cioè l’ammontare dei versamenti effettuati dai contribuenti, viene rivalutato ogni anno ad un tasso di capitalizzazione calcolato sul Pil degli ultimi 5 anni.
Il Pil italiano non cresce dal 2011 e registra un decremento del 5,5 % rispetto al 2009. Quindi un Pil negativo registratosi nel 2013, dà luogo ad un tasso di capitalizzazione negativo (- 0,1927%), che determina non una rivalutazione, ma una svalutazione del montante contributivo, con conseguente decurtazione delle future pensioni. Date le fosche previsioni per i prossimi anni circa la crescita in Italia, la cui economia dovrebbe anzi registrare stagnazione se non ulteriore recessione, tali effetti, già penalizzanti, potrebbero ripetersi ed accentuarsi nei prossimi anni. Si prevede per il 2014 un decremento del Pil dello 0,4%.
Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , , ,

Lascia un commento

Renzi, l’uomo della conservazione impossibile

di Luigi Tedeschi

Per un Berlusconi che finisce, ne nasce subito un altro. Trattasi dei miracoli della politica
mediatica, che si alimenta di miti virtuali senza soluzione di continuità.E’ la virtualità mediatica che presiede ai destini della politica, e che ha determinato l’imprevisto plebiscito pro – Renzi. Qualche slogan ispirato al rinnovamento, alla rottamazione della vecchia leadership PD, unitamente a qualche manovra demagogica (80 euro) in stile berlusconiano, sono bastati a creare un nuovo leader, che secondo sinistre previsioni potrebbe inaugurare un ventennio renziano dopo quello berlusconiano. Renzi sarebbe dunque interprete dell’ansia di rinnovamento di un popolo italiano sempre più distaccato dalla politica e rassegnato alla decadenza. Il successo di Renzi è dovuto, oltre che all’impatto mediatico della nuova politica basata sul personalismo del leader, alla dimensione dirigista e oligarchica che ha assunto la politica negli ultimi anni. Il rinnovamento non nasce da forze politiche nuove che, forti del consenso popolare si sostituiscono alla vecchia classe dirigente, ma bensì dall’alto, da quegli stessi partiti di governo (vedi PD), già responsabili del disastro economico e sociale scaturito dall’adesione italiana alla UE e all’euro. Un rinnovamento che giunge dall’alto e non dal basso, non può che tradursi in una nuova restaurazione di un vecchio ordine che si perpetua nella sua sostanziale continuità. Renzi infatti ha conquistato il consenso, perché legittimato dalle istituzioni finanziarie europee, sarà l’uomo che dovrà realizzare quelle riforme liberiste imposte dall’Europa: tutto ciò che non hanno fatto Prodi e Berlusconi, dovrà farlo Renzi. Il successo renziano si basa sulla esigenza di sicurezza e stabilità espressa sia dal voto del 25 maggio che dalle oligarchie finanziarie europee, dinanzi ai timori suscitati dall’ondata euroscettica, impersonata in Italia dal dissenso mediaticamente demonizzato del M5S.
Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , ,

4 commenti

Sbankitalia: come i partiti derubano gli italiani dietro la facciata dell’integrazione europea

Marco della Luna: Sbankita, ed. Arianna Editricel
Luigi Tedeschi intervista Marco della Luna, autore del libro

1. D.: Gli accordi Ecofin di fine dicembre 2013, che prevedono la devoluzione delle funzioni di vigilanza bancaria alla BCE, il cui intento ufficiale sarebbe quello di rafforzare la capitalizzazione del sistema finanziario, al fine di scongiurare i rischi di default emersi all’indomani della crisi del 2008, in realtà rappresentano un ulteriore rafforzamento del sistema bancario centrale europeo, a danno degli stati e delle banche più deboli. Tra l’altro, verranno sottoposti a stress test i titoli del debito pubblico degli stati. In realtà il coefficiente di rischio del debito pubblico è quasi nullo. I titoli pubblici vengono acquistati e restituiti dalle banche alla scadenza allo stesso valore. Variazioni possono verificarsi solo se i titoli vengano alienati prima della scadenza, ai valori di mercato. Tali stress test di per sé aumentano artificialmente il coefficiente di rischio e quindi tale procedura, potrebbe distogliere gli investitori dall’acquisto dei titoli pubblici dell’area euro, con relativo aggravio degli interessi sul debito degli stati. Le nuove procedure di vigilanza sono particolarmente perniciose per gli stati più deboli, che, con gli evidenti segnali di deflazione manifestatisi recentemente, vedono aggravarsi la loro situazione debitoria, indipendentemente dai ribassi dello spread. Nell’ambito bancario invece, vengono penalizzate specialmente le banche locali (popolari, cooperative ecc.), che esercitano il credito a breve, in quanto sottocapitalizzate ai sensi dei principi di verifica degli stress test. Vengono quindi penalizzati gli istituti che esercitano il credito verso la piccola e media impresa e i privati, in quanto dette banche incontreranno maggiori difficoltà nell’erogare il credito, dovendo effettuare gravosi accantonamenti a fronte delle concessioni dei prestiti. Non è questo accordo una ulteriore fase del processo di dissolvimento della economia reale a favore della economia finanziaria?
R.: Certamente. La fase precedente era una fase di capitalismo finanziario, in cui il settore produttivo dell’economia era dominato dalla finanza e dalla sua logica budgetista, con tagli a investimenti, innovazione, impiantistica, formazione, e puntava alla massimizzazione della rendita del capitale. Ora, come spiega Nino Galloni, siamo entrati in una nuova fase, quella del capitalismo ultrafinanziario, in cui la finanza si interessa solo di sé, di congegnare, moltiplicare e collocare titoli prescindenti da qualsivoglia sottostante reale, e di riconfezionarli spacciandoli con nuove forme derivate quando entrano in crisi, e ultimamente di far intervenire, con enormi creazioni di denaro fresco, la banca centrale di emissione per assorbirli quando proprio divengono improponibili (cash for trash, q.e., ltro) e quando bisogna rifinanziare le banche destabilizzate dagli azzardi di chi le maneggia. Tutto questo senza curarsi del finanziamento dell’economia reale e di salvaguardare l’occupazione e il pil.

Marco Della Luna: Cimiteur

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , , , ,

Lascia un commento

La rivoluzione è possibile?

Il nuovo numero di ITALICUM novembre-dicembre 2013,
che puoi scaricare come file PDF dalla pagina dei downloads
La rivoluzione è possibile? - copertina

FOCUS: La rivoluzione è possibile ?
Eugenio Orso: Lo sgretolamento del sistema inizia con i Forconi 3
Marco Della Luna: L’impossibile e sterile rivoluzione contro la casta 5
Carlo Bertani: Noi, voi, loro. E la necessaria rivoluzione – Parte seconda 7
Lutes: Il male oscuro italiano si chiama deflazione 11
Ettore Rivabella:
L’ Affaire Telecom 13

Editoriale
Luigi Tedeschi: Costanzo Preve non è più tra noi 2

Cultura
Costanzo Preve: Sulla rivoluzione 17
Adriano Segatori: Tentazioni pericolose 20
Luca Leonello Rimbotti: L’Europa che non c’è 22
Augusto Sinagra: Aspettando Silla 24
Gian Luigi Cecchini:”Meditazioni” sui concetti di ordine e disordine 26

Attualità
Mario Porrini: Genitori del terzo millennio 27
Laura Gardin: Un’Alba Dorata all’italiana? 28

Esteri
Claudia Regina Carchidi: Quale ricetta per il Paraguay? 31
Agostino Fusar Poli: I ricatti della Troika nell’Est Europa 32
Roberta Dassie: Con Mandele finirà anche un sogno? 34

, , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Conferenza: “Finanza e Unione Europea unico destino? Proposte ed alternative “

Alla  conferenza, organizzata dall’Associazione Culturale ZENIT  in occasione del decennale della Comunità Militante Zenit, parteciperanno relatori di tutto rispetto:

  • Diego Fusaro (Filosofo e Ricercatore allievo di Costanzo Preve)
  • Matteo Marconi (Docente di geografia politica ed economica),
  • Alberto Bagnai (Docente di economia politica), blog: http://goofynomics.blogspot.it/
  • Antonio Maria Rinaldi (Docente di finanza aziendale),
  • Antonio Pimpini (Avvocato di Giacinto Auriti)

moderatore Jacopo Trionfera (Associazione Culturale Zenit).

La Conferenza si terrà a Roma il 13 dicembre 2013, alle ore 18.15

Maggiori informazioni sul blog dell’Associazione Zenit

Associazione Zenit

, , , ,

2 commenti

A che serve l’Europa?

Editoriale di Luigi Tedeschi dal numero settembre ottobre di Italicum Italicum settembre-ottobre-2013

Le crisi sono eventi ricorrenti dovuti all’andamento ciclico dell’economia. Nelle crisi vengono meno i presupposti di una fase di sviluppo in esaurimento e si verificano trasformazioni più o meno rilevanti della struttura produttiva e del mercato che poi generano nuovi equilibri e nuove fasi di sviluppo.
Questa crisi invece, non sembra compatibile con la natura ciclica dei fenomeni economici nel contesto dell’economia di mercato. Infatti essa sembra perdurare e mettere in dubbio i fondamenti stessi del modello economico liberista. I livelli di produzione e consumo raggiunti in occidente nella seconda metà del ‘900 non sembrano più raggiungibili, né possibile la creazione di nuovi sbocchi produttivi con la nascita di nuovi mercati. La globalizzazione ha determinato l’interdipendenza mondiale delle economie. Pertanto, grazie alla dimensione planetaria dei mercati, se l’economia e la finanza sono globali, globali sono anche le crisi. La crisi in Europa (almeno in larga parte dell’eurozona), esula dall’andamento ciclico dell’economia di mercato, perché essa è pervenuta negli anni ad uno stato di stagnazione, recessione economica, di disoccupazione e degrado sociale permanente e progressivo, dovuto alla adesione alla moneta unica e al relativo governo centralizzato della BCE delle economie degli stati aderenti. L’euro infatti, con i parametri relativi al rapporto debito / Pil stabiliti dal trattato di Maastricht, gli accordi sul pareggio di bilancio e il fiscal compact, è divenuto una camicia di forza per le economie degli stati. La crisi del debito ha comportato la devoluzione di gran parte delle risorse al servizio del debito ed una politica di progressivi tagli alla spesa sociale, al fine di sostenere gli equilibri forzosi della finanza pubblica. L’euro ha privato gli stati degli strumenti tradizionali di politica economica, atti la incentivare la crescita, quali la spesa pubblica in deficit, il controllo sul sistema bancario circa la fissazione dei tassi di interesse e l’erogazione del credito, le manovre sui tassi di cambio, misure di redistribuzione del reddito.

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , ,

Lascia un commento

La lunga notte dell’euro

Il numero settembre-ottobre di Italicum . Scaricalo dalla pagina dei downloadsItalicum_2013_0910-Pagina001

Editoriale
Luigi Tedeschi: A che serve l’Europa ?    2

FOCUS
Marco Della Luna: Finanziaria Letta, macellazione halal     4
Eugenio Orso: Agosto, statale mio non ti conosco    6
Gian Luigi Cecchini: Per una strategia di riconquista della dignità nazionale    8
Carlo Bertani: Noi,voi, loro. E la necessaria rivoluzione    11
Augusto Sinagra: Diversamente italiano    14

Cultura
Costanzo Preve: Controstoria critica del liberalismo e della democrazia     16
Adriano Segatori: La fine della ragione e l’avvento dell’incubo     21
Luca Leonello Rimbotti: La rivoluzione romantica di Richard Wagner     23

Attualità
Mario Porrini: La rinascita della Patria     25
Laura Gardin: Matteo Renzi: Solo chiacchiere e nessun costrutto?    26

Esteri
Claudia Regina Carchidi: Il Delfino Maduro nel post – Chavismo?    31
Agostino Fusar Poli: Geopolitica: uscire dalla sudditanza atlantica    32
Roberta Dassie: La guerra dimenticata: Un crimine invisibile contro l’umanità    33

, , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Germania: un modello di virtuosità finanziaria e di macelleria sociale

di LUIGI TEDESCHI Merkel-elezioni

La schiacciante vittoria elettorale della Merkel rappresenta la legittimazione politica di un modello economico sociale cui deve con conformarsi l’intera UE. La Germania ha assunto, grazie alla sua supremazia economico – finanziaria sull’Europa, il ruolo di stato guida che determina la politica economica di tutti gli stati membri della UE, in virtù di progressive espropriazioni di sovranità a danno dei partners europei, attuate mediante le direttive della BCE.

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , ,

9 commenti