Bomba o non bomba, arriveranno a Roma? I Forconi, naturalmente

di Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

Bomba o non bomba, violenza o non violenza, provocazione o non provocazione, arriveranno a Roma? I Forconi, naturalmente …

protesta 9 dicembre
Ci è venuta in mente una vecchia canzone di Antonello Venditti, che appartiene a un’altra epoca della storia patria, turbolenta fin che si vuole ma meno infelice dell’attuale. La gente ci amava, e questo è l’importante/ Regalammo cioccolata e sigarette vere/ Bevemmo poi del vino rosso dalle mani unite/ E finalmente ci fecero suonare/ E bomba o non bomba noi siamo arrivati a Roma, insieme a voi (1978, Bomba o non bomba, LP Sotto il segno dei pesci). Un buon refrain, che conserva ancora qualche validità, nonostante il cambio di millennio, per la protesta che attraversa l’Italia e che prima o poi cercherà di arrivare alla capitale, posizionandosi a ridosso dei “palazzi del potere”. Alcuni , come Ferro e Chiavenago, sono contrari “a marciare su Roma” e dentro la capitale mercoledì 18 dicembre. Altri, come il pontino Calvani, non sembrano rinunciare. La prima calata a Roma di parte dei Comitati 9 dicembre sarà un’incognita, con esiti incerti e sviluppi imprevedibili. Sotto il fuoco dei media di sistema, dei politici servi e corrotti, dei sindacati gialli, a rischio d’infiltrazione da parte di provocatori (non stiamo pensando ai soliti centri sociali, o a casa Pound), riusciranno i nostri eroi – detto senza ironia – a superare gli sbarramenti “bomba o non bomba”?

Intanto l’arroganza dei collaborazionisti piddini dei poteri forti esterni è alle stelle. Si sentono ancora al sicuro, i traditori che sperano di poter ingannare a oltranza la popolazione italiana, ignorandone le istanze. Renzi insulta Grillo (poco male, perché m5s si è rivelato inutile), stipula patti d’acciaio con il piccolo Quisling Letta e porge il suo contributo alla demonizzazione della protesta popolare. Mentre una popolazione allo sbando cerca di muoversi autonomamente, fuori dai recinti sistemici, il pericoloso buffone Renzi, incoronato capo del principale cartello elettorale venduto all’occupatore del paese, continua ostinatamente a tessere le solite trame di sub-potere, a vendere propagandisticamente ai gonzi una realtà virtuale, drammaticamente contraddetta dal degrado sociale ed economico concretamente dilagante.
Il ritorno alla consapevolezza politica e sociale di una parte sempre più grande della popolazione italiana è senz’altro confortante. Lo stato di bisogno può fare miracoli, spazzando via le illusioni indotte dall’apparato politico e massmediatico. Tanto più che ciò avviene al di fuori dai recinti sistemici e liberaldemocratici. Abbiamo vissuto due fasi, nell’ultimo anno di travaglio e di caduta di tutti gli indici produttivi e occupazionali. Prima Grillo e Casaleggio con il loro movimento virtuale, riconvertitosi sulle piazze in reale, che hanno smosso un po’ le cose, per finire a stretto giro di posta a scaldare le sedie in parlamento, prigionieri come sono delle logiche sistemiche. Seguendo la via legale, pacifica, rispettosa delle “istituzioni” ed elettoralistica, hanno rivelato in poco tempo la loro totale inutilità. Poi, a seguire, compare un movimento fra lo spontaneo e il semi-spontaneo, a macchia di leopardo sul territorio nazionale da nord a sud, quasi coevo dei Bonnets Rouges bretoni in Francia. Un movimento che nasce e si sviluppa, in termini di consenso, fuori dai giochi parlamentari, sindacali, “democratici” e filoeuropeisti. Indubbiamente un passo in avanti rispetto a M5S. Ma non ancora sufficiente.
L’avvio di una fase protorivoluzionaria, del resto, può essere così come appare oggi in Italia: confuso, privo di alternative programmatiche di qualche spessore e di nuovi “gruppi dirigenti” autenticamente rivoluzionari, bene organizzati e agguerriti. Non si distribuiscono fucili e libretti rossi ideologicamente connotati agli insorti. Il popolo vessato, sempre più alle corde, è costretto a procedere in solitudine, “per approssimazioni successive”. Prima M5S ha svegliato un po’ la popolazione, ma si è trattato di un falso allarme, destinato a rientrare in breve tempo. Poi, sono arrivati i Forconi. A rompere il cerchio del politicamente corretto e della subalternità nei confronti di quei poteri che ci hanno imposto “L’Europa”, l’euro, la dominazione del mercato, la liberaldemocrazia delle libertà astratte e fasulle, il collaborazionismo di partiti come il PD e di presidenti come Napolitano. Non crediamo che i Forconi riusciranno a fare grandi cose, come ad esempio “traghettare” miracolosamente il paese verso una situazione di piena indipendenza, di sovranità politica e monetaria assoluta e di maggior giustizia sociale. Sicuramente, però, potranno preparare il terreno per un successivo e più aspro confronto con il sub-potere collaborazionista (dei mercati, della UE, del capitale finanziario) che oggi ci opprime per conto dei suoi padroni esterni. I cosiddetti violenti, che hanno animato la protesta di piazza dei giorni scorsi – infiltrati o meno che siano, “di destra” o “di sinistra” – danno un contributo per rompere il pernicioso tabù del “pacifismo strumentale”, che impedisce ai dominati di alzare la testa.
A questo punto, parlare semplicemente di trasportatori, di agricoltori, di piccoli imprenditori e commercianti, di disoccupati e studenti, non basta. Non esaurisce il fenomeno. Per quanto i trasportatori guardino al costo dei carburanti, gli agricoltori ai prezzi e ai costi sul mercato agricolo e ai vincoli europei, i piccoli imprenditori alle tasse che li strangolano in una lunga congiuntura negativa, la cosa non può finire lì. Altrimenti avrebbe ragione lo spocchioso e menzognero Letta, che dice di voler trattare solo con quelle organizzazioni, interne al sistema, che rappresentano ufficialmente il 90% all’interno delle singole categorie!
Abbiamo detto – e qui vogliamo ribadirlo – che la popolazione italiana senza rappresentanza politica dentro il sistema, procede a tentoni, per “approssimazioni successive”, riacquistando una maggior consapevolezza della propria reale condizione grazie ai morsi della crisi. Se anche il cosiddetto Movimento dei Forconi, o Comitati del 9 dicembre, dovesse fallire, non riuscendo a ottenere qualche risultato tangibile – come è stato con M5S, nel caso specifico fagocitato nell’agone parlamentare e quindi neutralizzato – il popolo cercherebbe qualche altra forma di lotta, più incisiva, e forse qualche altro “santo”, ben più sanguigno e populista, al quale votarsi.  Avendo esaurito tutte le possibilità interne al sistema, che si sono rivelate solo apparenti, come i cinque stelle, e avendo fallito i Forconi, la cui protesta è ancora di matrice nonviolenta, non è troppo difficile immaginare quali potranno essere le nuove vie della protesta sociale e politica. E’ la storia che prepara il terreno al nuovo, passando attraverso gli errori, le delusioni, i ripensamenti e le approssimazioni tipiche di una fase protorivoluzionaria. Teniamo conto che in una fase come l’attuale ci si muove ancora all’interno del capitalismo e i tabù sistemici per il controllo delle masse – democrazia liberale, mercato, euro, politicamente corretto, pacifismo strumentale – sono comunque attivi, anche se è già iniziato il loro superamento.
Bomba o non bomba, i Forconi arriveranno a Roma? Staremo a vedere. L’importante è che in una manciata di giorni hanno mosso una parte della popolazione da nord a sud e che rappresentano un passo in avanti, forse non decisivo ma necessario, sulla via della riattivazione del Conflitto sociale e politico – quello vero – a livello di massa.

Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

Foto:  Cinque Quotidiano

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