Articoli con tag Matteo Renzi

Verso un’Europa post – euro?

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Il numero novembre-dicembre 2014 del periodico Italicum, che potete scaricare gratuitamente dalla pagina dei downloads

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Calo del Pil: un nuovo esproprio previdenziale

di Luigi Tedeschi
pensionati
La recessione italiana è senza sbocchi. Le legislazioni antisociali attuate su diktat europeo non potranno che renderla irreversibile. Il calo del Pil infatti decurta le future pensioni. L’abbattimento progressivo dello stato sociale, che aveva già sortito effetti penalizzanti sulle pensioni con la riforma Dini del 1995, che aveva introdotto il sistema contributivo in luogo di quello retributivo, e la successiva riforma Fornero, che ha allungato la vita lavorativa fino a 67 anni, si è reso ancor più evidente con il calo del Pil. Infatti, secondo quanto stabilito dalla riforma Dini, il montante contributivo, cioè l’ammontare dei versamenti effettuati dai contribuenti, viene rivalutato ogni anno ad un tasso di capitalizzazione calcolato sul Pil degli ultimi 5 anni.
Il Pil italiano non cresce dal 2011 e registra un decremento del 5,5 % rispetto al 2009. Quindi un Pil negativo registratosi nel 2013, dà luogo ad un tasso di capitalizzazione negativo (- 0,1927%), che determina non una rivalutazione, ma una svalutazione del montante contributivo, con conseguente decurtazione delle future pensioni. Date le fosche previsioni per i prossimi anni circa la crescita in Italia, la cui economia dovrebbe anzi registrare stagnazione se non ulteriore recessione, tali effetti, già penalizzanti, potrebbero ripetersi ed accentuarsi nei prossimi anni. Si prevede per il 2014 un decremento del Pil dello 0,4%.
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La quarta guerra mondiale

Italicum sett-ott-2014
Il numero settembre-ottobre 2014 del periodico Italicum, che potete scaricare gratuitamente dalla pagina dei downloads

Editoriali
Luigi Tedeschi: Quanto durerà la “gabbia d’acciaio” europea? 2
Marco Della Luna: Dove portano queste riforme 5

Focus: La quarta guerra mondiale
Costanzo Preve: La quarta guerra mondiale 9
Franco Cardini: Ancora sull’Isis: un tocco di esoterismo, una punta di simbolismo… 15
Agostino Fusar Poli: L’Italia a rimorchio di UE ed USA contro la Federazione russa 17
Claudia Regina Carchidi: L’Argentina marcia verso un altro incubo 19

Attualità
Mario Porrini: La Farnesina senza guida dimentica i marò 20
Augusto Sinagra: Enrico Letta, Scozia indipendentista ed unione europea 21

Cultura
Adriano Segatori: Relativismo buonista e perbenismo ipocrita 24
Eugenio Orso: Un’altra specie 25
Luca Lonello Rimbotti: Giovanni Gentile: dal marxismo all’umanesimo del lavoro 27
Carlo Bertani: Andarsene 30

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The Day After

Il numero di ITALICUM aprile-maggio 2014,
che puoi scaricare come file PDF dalla pagina dei downloads

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Editoriali
Eugenio Orso: The day after, ossia l’Italia senza speranza 2
Mario Porrini: Occasione mancata 3

Focus: The day after
Luigi Tedeschi: Renzi, l’uomo della conservazione impossibile 5
Intervista a Marco Della Luna autore del libro “Sbankitalia” 7
Stefano De Rosa: Le ragioni del populismo 10
Augusto Sinagra: Nel nuovo parlamento europeo cambierà qualcosa? 11
Alain de Benoist: Europa mercato o Europa politica 13

Esteri
Eduardo Zarelli: Ucraina: l’occidente contro l’Europa 17

Cultura
Costanzo Preve: Orizzonti di resistenza all’americanismo 22
Adriano Segatori: Trasgressori senza dignità 27
Luca L. Rimbotti: La ricostruzione del sistema: capolavoro del sessantotto 29

Attualità
Carlo Bertani: Piccola storia ignobile 31
Roberta Dassie: Ufo e Alieni: il fenomeno è reale? 33

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Renzi, l’uomo della conservazione impossibile

di Luigi Tedeschi

Per un Berlusconi che finisce, ne nasce subito un altro. Trattasi dei miracoli della politica
mediatica, che si alimenta di miti virtuali senza soluzione di continuità.E’ la virtualità mediatica che presiede ai destini della politica, e che ha determinato l’imprevisto plebiscito pro – Renzi. Qualche slogan ispirato al rinnovamento, alla rottamazione della vecchia leadership PD, unitamente a qualche manovra demagogica (80 euro) in stile berlusconiano, sono bastati a creare un nuovo leader, che secondo sinistre previsioni potrebbe inaugurare un ventennio renziano dopo quello berlusconiano. Renzi sarebbe dunque interprete dell’ansia di rinnovamento di un popolo italiano sempre più distaccato dalla politica e rassegnato alla decadenza. Il successo di Renzi è dovuto, oltre che all’impatto mediatico della nuova politica basata sul personalismo del leader, alla dimensione dirigista e oligarchica che ha assunto la politica negli ultimi anni. Il rinnovamento non nasce da forze politiche nuove che, forti del consenso popolare si sostituiscono alla vecchia classe dirigente, ma bensì dall’alto, da quegli stessi partiti di governo (vedi PD), già responsabili del disastro economico e sociale scaturito dall’adesione italiana alla UE e all’euro. Un rinnovamento che giunge dall’alto e non dal basso, non può che tradursi in una nuova restaurazione di un vecchio ordine che si perpetua nella sua sostanziale continuità. Renzi infatti ha conquistato il consenso, perché legittimato dalle istituzioni finanziarie europee, sarà l’uomo che dovrà realizzare quelle riforme liberiste imposte dall’Europa: tutto ciò che non hanno fatto Prodi e Berlusconi, dovrà farlo Renzi. Il successo renziano si basa sulla esigenza di sicurezza e stabilità espressa sia dal voto del 25 maggio che dalle oligarchie finanziarie europee, dinanzi ai timori suscitati dall’ondata euroscettica, impersonata in Italia dal dissenso mediaticamente demonizzato del M5S.
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The day after, ossia l’Italia senza speranza

di Eugenio Orso
renzi
Ciò che è accaduto domenica, in occasione delle elezioni per il parlamento europeo, è troppo poco definire sconcertante. Scioccante potrebbe andare un po’ meglio, ma è ancora insufficiente.
Verrebbe da dire che gli italiani non hanno memoria e neppure spina dorsale, che non solo non imparano dai propri errori, ma ne commettono sempre di peggiori. Il voto a valanga al pd di Renzi, euroservo e filo-atlantista – impegnato a ridurre l’Italia a un cumulo di macerie sociali e produttive per conto delle aristocrazie del denaro e della finanza – lo testimonia nel peggior modo possibile. Potremmo forse parlare di “Sindrome di Stoccolma”, visto che il consenso è stato amorevolmente concesso ai carcerieri e kapò piddini, che si celano dietro l’immagine promozionale di Renzi.
Mentre nel resto d’Europa si moltiplicano i segnali di ribellione all’unionismo elitista e alle politiche antisociali, in Italia accade esattamente il contrario e la sinistra neoliberista, atlantista ed europeista, incarnata perfettamente dal pd, raggiunge il massimo storico dei consensi.
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CONTRO L’EUROPA

di Mario Porrini
NO EUROPA
Si torna alle urne per le elezioni politiche europee e mai come questa volta il voto avrà una grandissima importanza. La situazione economica è drammatica e, malgrado le assicurazioni di politici ed economisti, non sembra assolutamente alle viste una sia pur timida ripresa. La cura, imposta da Bruxelles e dalla Banca Centrale Europea ai paesi più deboli, per ridurre l’indebitamento statale, richiama alla mente il detto di Keynes : “l’intervento è riuscito ma il paziente è morto”. Non a tutti è chiaro che, per rientrare nei parametri di Maastricht, il cosiddetto “Fiscal Compact” prevede tagli di spesa per 50 miliardi all’anno, per i prossimi venti anni. Alla luce di ciò, non sembra che ci possano essere i presupposti perché l’economia possa ripartire come tutti ci auguriamo. Gli italiani, i greci, i portoghesi si trovano nella condizione di dover sottostare ai voleri di un gruppo di banchieri e burocrati che dettano le direttive ai governi nazionali, senza curarsi delle esigenze e delle conseguenze sociali. In Italia, gli ultimi tre presidenti del consiglio – Monti, Letta e Renzi – sono entrati a Palazzo Chigi senza aver avuto l’investitura popolare ma semplicemente grazie alla nomina – su pressione di misteriose lobbies finanziarie internazionali – di un personaggio, il Presidente della Repubblica Napolitano, che, a sua volta, non è stato eletto dal popolo ma da un gruppo di parlamentari. Alla faccia della tanto decantata democrazia!
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Incendio Ucraina

Il numero di ITALICUM gennaio-febbraio 2014,
che puoi scaricare come file PDF dalla pagina dei downloads
Italicum gennaio-febbraio 2014
Focus: Incendio Ucraina
Luigi Tedeschi:
Morire per l’Europa? 2
Eugenio Orso: Considerazioni sugli sviluppi della situazione ucraina 4
Politica interna
Marco Della Luna: Un economista fallito alla guida dell’economia italiana? 5
Carlo Bertani: Ho fatto un sogno 7
Ettore Rivabella: I risultati negativi per il “mercato del lavoro” della Riforma Fornero 10
Augusto Sinagra: La lunga e tragica storia del tradimento del popolo italiano 12
Romano Olivieri: Basta fatti, vogliamo parole 14
Cultura
Costanzo Preve: Una visione controcorrente di un’epoca di paradossi culturali 17
Adriano Segatori: Il baratro del nichilismo 21
Luca Leonello Rimbotti: Elogio dell’Anarchia 23
Roberta Dassie: Esiste ancora il senso di appartenenza? 26
Attualità
Mario Porrini: Nostalgia di quale passato? 27
Stefano De Rosa: Spread e lavoro al tempo di Peppa Pig 28
Esteri
Claudia Regina Carchidi: Dalla Bolivia al Brasile, le elezioni del 2014 30
Agostino Fusar Poli: La sfida perenne tra Occidente liberale e Spiritualità orientale 31
Laura Gardin: I “cancer villages” in Cina 32

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Renzi rottamerà anche l’Italia?

di Luigi Tedeschi
Merkel + Renzi
Arriva Renzi, largo dunque al nuovo che avanza? La personalità eccentrica e ciarliera di Renzi sembra garantire, piuttosto che un futuro radioso, la conservazione di questo immobile presente cui l’Italia sembra essere condannata. Non deve nemmeno stupirci il fatto che il probabile governo Renzi sia sorto in una assise del PD, con contemporanea destituzione dell’uscente governo Letta, che nessun governo italiano sia più legittimato dal consenso del popolo, che il parlamento sia stato esautorato dei propri poteri istituzionali, fagocitati da un presidenzialismo strisciante, che nomina ed esautora governi in spregio alla costituzione. Dalla nascita del governo Monti, sorto non solo grazie ad iniziative poco trasparenti del presidente Napolitano, ma soprattutto a seguito delle pressioni delle oligarchie finanziarie della BCE, la politica italiana ha subito dei mutamenti sistemici di carattere istituzionale, che hanno profondamente inciso sulla stessa sovranità politica del nostro paese. Non è un caso che la Merkel faccia apertamente pressioni per una rapida soluzione della crisi e per la nascita dell’auspicato governo Renzi.
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Job Act: Renzi prepara l’attacco finale al lavoro

di Eugenio Orso
matteo_renzi

I suoi padroni gongoleranno. I tedeschi, che contemplano esclusivamente il loro interesse – altro che Europa dei popoli! – gli diranno “Wunderbar, kleine italienische”, ossia meraviglioso, piccolo italiano! Sottinteso servo italiano. Insomma, le oligarchie tutte, del denaro, della finanza e dell’eurozona plaudiranno. Chi? Ma naturalmente lui, il pericoloso buffone emergente della sub-politica nazionale, all’anagrafe Matteo Renzi, esternante durante l’inaugurazione, nella “sua” Firenze, di Pitti immagine Uomo.
Per ora c’è solo l’annuncio trionfale di Renzi, ma a giorni seguirà lo Job Act, chiamato così in (neo)lingua esotica, per sottolineare meglio la totale subalternità italiana all’occidente neocapitalistico e il liberal-liberismo che anima la marionetta Renzi. Sembra che questo obbrobrio, sicuramente pensato contro il lavoro stabile e ancora tutelato – con la scusa di creare occupazione per chi non l’ha e di estendere le garanzie ai precari – sarà articolato su tre semplici punti e non avrà come “cuore” la riforma dell’articolo 18 (dello statuto dei lavoratori del 1970). Ostacolo “ideologico” quest’ultimo, secondo Matteo, alle necessarie riforme del mercato del lavoro (e contro i lavoratori) che non si fermeranno nel dopo Monti e Fornero.

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