Articoli con tag Germania

Verso un’Europa post – euro?

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Il numero novembre-dicembre 2014 del periodico Italicum, che potete scaricare gratuitamente dalla pagina dei downloads

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La quarta guerra mondiale

Italicum sett-ott-2014
Il numero settembre-ottobre 2014 del periodico Italicum, che potete scaricare gratuitamente dalla pagina dei downloads

Editoriali
Luigi Tedeschi: Quanto durerà la “gabbia d’acciaio” europea? 2
Marco Della Luna: Dove portano queste riforme 5

Focus: La quarta guerra mondiale
Costanzo Preve: La quarta guerra mondiale 9
Franco Cardini: Ancora sull’Isis: un tocco di esoterismo, una punta di simbolismo… 15
Agostino Fusar Poli: L’Italia a rimorchio di UE ed USA contro la Federazione russa 17
Claudia Regina Carchidi: L’Argentina marcia verso un altro incubo 19

Attualità
Mario Porrini: La Farnesina senza guida dimentica i marò 20
Augusto Sinagra: Enrico Letta, Scozia indipendentista ed unione europea 21

Cultura
Adriano Segatori: Relativismo buonista e perbenismo ipocrita 24
Eugenio Orso: Un’altra specie 25
Luca Lonello Rimbotti: Giovanni Gentile: dal marxismo all’umanesimo del lavoro 27
Carlo Bertani: Andarsene 30

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The Day After

Il numero di ITALICUM aprile-maggio 2014,
che puoi scaricare come file PDF dalla pagina dei downloads

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Editoriali
Eugenio Orso: The day after, ossia l’Italia senza speranza 2
Mario Porrini: Occasione mancata 3

Focus: The day after
Luigi Tedeschi: Renzi, l’uomo della conservazione impossibile 5
Intervista a Marco Della Luna autore del libro “Sbankitalia” 7
Stefano De Rosa: Le ragioni del populismo 10
Augusto Sinagra: Nel nuovo parlamento europeo cambierà qualcosa? 11
Alain de Benoist: Europa mercato o Europa politica 13

Esteri
Eduardo Zarelli: Ucraina: l’occidente contro l’Europa 17

Cultura
Costanzo Preve: Orizzonti di resistenza all’americanismo 22
Adriano Segatori: Trasgressori senza dignità 27
Luca L. Rimbotti: La ricostruzione del sistema: capolavoro del sessantotto 29

Attualità
Carlo Bertani: Piccola storia ignobile 31
Roberta Dassie: Ufo e Alieni: il fenomeno è reale? 33

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The day after, ossia l’Italia senza speranza

di Eugenio Orso
renzi
Ciò che è accaduto domenica, in occasione delle elezioni per il parlamento europeo, è troppo poco definire sconcertante. Scioccante potrebbe andare un po’ meglio, ma è ancora insufficiente.
Verrebbe da dire che gli italiani non hanno memoria e neppure spina dorsale, che non solo non imparano dai propri errori, ma ne commettono sempre di peggiori. Il voto a valanga al pd di Renzi, euroservo e filo-atlantista – impegnato a ridurre l’Italia a un cumulo di macerie sociali e produttive per conto delle aristocrazie del denaro e della finanza – lo testimonia nel peggior modo possibile. Potremmo forse parlare di “Sindrome di Stoccolma”, visto che il consenso è stato amorevolmente concesso ai carcerieri e kapò piddini, che si celano dietro l’immagine promozionale di Renzi.
Mentre nel resto d’Europa si moltiplicano i segnali di ribellione all’unionismo elitista e alle politiche antisociali, in Italia accade esattamente il contrario e la sinistra neoliberista, atlantista ed europeista, incarnata perfettamente dal pd, raggiunge il massimo storico dei consensi.
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CONTRO L’EUROPA

di Mario Porrini
NO EUROPA
Si torna alle urne per le elezioni politiche europee e mai come questa volta il voto avrà una grandissima importanza. La situazione economica è drammatica e, malgrado le assicurazioni di politici ed economisti, non sembra assolutamente alle viste una sia pur timida ripresa. La cura, imposta da Bruxelles e dalla Banca Centrale Europea ai paesi più deboli, per ridurre l’indebitamento statale, richiama alla mente il detto di Keynes : “l’intervento è riuscito ma il paziente è morto”. Non a tutti è chiaro che, per rientrare nei parametri di Maastricht, il cosiddetto “Fiscal Compact” prevede tagli di spesa per 50 miliardi all’anno, per i prossimi venti anni. Alla luce di ciò, non sembra che ci possano essere i presupposti perché l’economia possa ripartire come tutti ci auguriamo. Gli italiani, i greci, i portoghesi si trovano nella condizione di dover sottostare ai voleri di un gruppo di banchieri e burocrati che dettano le direttive ai governi nazionali, senza curarsi delle esigenze e delle conseguenze sociali. In Italia, gli ultimi tre presidenti del consiglio – Monti, Letta e Renzi – sono entrati a Palazzo Chigi senza aver avuto l’investitura popolare ma semplicemente grazie alla nomina – su pressione di misteriose lobbies finanziarie internazionali – di un personaggio, il Presidente della Repubblica Napolitano, che, a sua volta, non è stato eletto dal popolo ma da un gruppo di parlamentari. Alla faccia della tanto decantata democrazia!
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Renzi rottamerà anche l’Italia?

di Luigi Tedeschi
Merkel + Renzi
Arriva Renzi, largo dunque al nuovo che avanza? La personalità eccentrica e ciarliera di Renzi sembra garantire, piuttosto che un futuro radioso, la conservazione di questo immobile presente cui l’Italia sembra essere condannata. Non deve nemmeno stupirci il fatto che il probabile governo Renzi sia sorto in una assise del PD, con contemporanea destituzione dell’uscente governo Letta, che nessun governo italiano sia più legittimato dal consenso del popolo, che il parlamento sia stato esautorato dei propri poteri istituzionali, fagocitati da un presidenzialismo strisciante, che nomina ed esautora governi in spregio alla costituzione. Dalla nascita del governo Monti, sorto non solo grazie ad iniziative poco trasparenti del presidente Napolitano, ma soprattutto a seguito delle pressioni delle oligarchie finanziarie della BCE, la politica italiana ha subito dei mutamenti sistemici di carattere istituzionale, che hanno profondamente inciso sulla stessa sovranità politica del nostro paese. Non è un caso che la Merkel faccia apertamente pressioni per una rapida soluzione della crisi e per la nascita dell’auspicato governo Renzi.
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L’UE vuole diminuire le emissioni e aumentare le fonti rinnovabili: e il governo Letta?

di Luigi Tedeschi
emissioni-GHG_EU
Dal sito de Min. dell’Ambiente – Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha avviato oggi una serie di incontri istituzionali alla luce della proposta di ieri della Commissione europea di tagliare del 40% le emissioni di CO2 e di puntare ad una quota del 27% di energie rinnovabili entro il 2030. Il ministro ha avuto questa mattina un colloquio bilaterale con il ministro inglese per l’Energia e i cambiamenti climatici Ed Davey. Durante il colloquio Orlando e Davey hanno confrontato i diversi approcci rispetto all’impegno della riduzione delle emissioni in modo da definire la più efficace strategia di impegno sui cambiamenti climatici in vista del Consiglio europeo di marzo che dovrà definire la posizione degli Stati membri.
Magari ci si potrebbe chiedere perché il nostro ministro ha incontrato per primo il suo omologo inglese all’indomani dell’ultima proposta della Commissione in materia ambientale, dopo aver firmato – insieme ad altri ministri europei – una lettera che caldeggia la diminuzione delle emissioni. E’ forse in vista una qualche nuova strategia ambientale ed energetica italiana? Considerando però l’insipienza dimostrata finora da Orlando – un “carneade” sconosciuto anche tra gli addetti ai lavori, nominato ad un ministero considerato poco o nulla dai partiti del governo – c’è da dubitarne.
In effetti, il proposito della Commissione suona bene dal punto di vista ambientale, ma spesso nell’Unione Europea le iniziative di salvaguardia dell’ambiente possono aprire o nascondere grandi conflitti di interesse tra gli Stati Membri.
Intendiamoci, ad opinione di chi scrive, una vera riduzione delle emissioni di gas-serra sarebbe assolutamente auspicabile, almeno per non aggravare ulteriormente il nostro contributo alle variazioni climatiche, le cui devastazioni sono sotto gli occhi di tutti. Così come sarebbe auspicabile un aumento ben più consistente della quota di energia prodotta da fonti energetiche rinnovabili (solare ed eolico), con i dovuti criteri. <br>

Comunque, la partita che si apre con la proposta di riduzione delle emissioni in EU basata sull’aumento della quota di energie rinnovabili non riguarda certo solo la materia ambientale, ma soprattutto le politiche energetiche, che vedono situazioni molto diverse tra gli Stati Membri, e per alcuni versi ancora in divenire.

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Germania: un modello di virtuosità finanziaria e di macelleria sociale

di LUIGI TEDESCHI Merkel-elezioni

La schiacciante vittoria elettorale della Merkel rappresenta la legittimazione politica di un modello economico sociale cui deve con conformarsi l’intera UE. La Germania ha assunto, grazie alla sua supremazia economico – finanziaria sull’Europa, il ruolo di stato guida che determina la politica economica di tutti gli stati membri della UE, in virtù di progressive espropriazioni di sovranità a danno dei partners europei, attuate mediante le direttive della BCE.

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