Germania: un modello di virtuosità finanziaria e di macelleria sociale

di LUIGI TEDESCHI Merkel-elezioni

La schiacciante vittoria elettorale della Merkel rappresenta la legittimazione politica di un modello economico sociale cui deve con conformarsi l’intera UE. La Germania ha assunto, grazie alla sua supremazia economico – finanziaria sull’Europa, il ruolo di stato guida che determina la politica economica di tutti gli stati membri della UE, in virtù di progressive espropriazioni di sovranità a danno dei partners europei, attuate mediante le direttive della BCE.

La Merkel si è imposta offrendo all’elettorato tedesco un modello di governo basato sulla stabilità, vantando il primato economico della Germania In Europa, il rigore della finanza pubblica, la riforma del mercato del lavoro (in realtà attuata dal suo predecessore Schroeder), che ha portato la disoccupazione a percentuali minime. Il modello di una Europa formato Merkel è fondato sulla equivoca contrapposizione ideologica tra paesi del nord, dalla finanza virtuosa e stabile e paesi “PIIGS”, condannati alla schiavitù del debito, con finanze pubbliche in cronico deficit, con alti tassi di disoccupazione. Trattasi di una legittimazione ideologica di una dominazione politico – finanziaria. La virtuosa stabilità tedesca però, è assai poco compatibile con il sistema capitalista anglosassone imposto dalla UE all’Europa, fondato sulla perenne fibrillazione dei mercati finanziari dell’economia globalizzata. Inoltre, il rigore di bilancio tedesco ha un costo sociale assai elevato: alla stabilità dei bilanci pubblici in pareggio, fa riscontro una precarietà e flessibilità del lavoro estrema, un ridotto potere d’acquisto dei salari, tagli rilevanti allo stato sociale, scarsa mobilità sociale.

Nella Germania della Merkel la disoccupazione è al 5,3% (7,6% nei giovani), mentre in Grecia e Portogallo è quasi al 60%. La riforma del mercato del lavoro attuata da Schroeder, nota come Hartz IV (perché inspirata dall’allora capo del personale della Volkswagen Peter Hartz), ha prodotto i suoi effetti sull’incremento dell’occupazione, grazie all’introduzione di contratti di lavoro precari denominati “mini – job”. Tali contratti di lavoro hanno sortito una vorticosa espansione nel lavoro dipendente: oggi sono circa 8 milioni i lavoratori assunti in base a tale normativa, pari al 25% dei lavoratori subordinati. In Germani la legislazione sul lavoro non prevede minimi salariali e pertanto, i lavoratori assunti mediante i mini – job percepiscono salari retribuiti a meno di 9,5 € l’ora, per un totale di circa 450 € mensili. L’espansione dei mini – job è dovuta, oltre che alla rilevante diminuzione del costo del lavoro per le impresa, al fatto che tali contratti sono esenti da imposte e contributi per il lavoratore, mentre il datore di lavoro effettua versamenti assai ridotti. La scelta del legislatore tedesco, è stata dunque quella di privilegiare la diffusione di tali forme di impiego precario, a danno del lavoro stabile, con costi sociali evidenti. Molti lavoratori sono costretti a cumulare vari impieghi precari per la propria instabile sussistenza. I mini – job sono particolarmente diffusi tra i giovani, le donne, i lavoratori anziani, che in virtù dell’innalzamento dell’età pensionabile, debbono prolungare la loro vita lavorativa ricorrendo a tali forme di impiego precario e sottopagato. Il costo sociale di tale legislazione improntata alla precarietà del lavoro, per quanto riguarda l’aspetto previdenziale – assistenziale nel tempo si dimostrerà assai elevato. L’espansione incontrollata dei mini – job riduce pesantemente la capacità contributiva della massa dei lavoratori dipendenti, privando di ingenti risorse il sistema previdenziale. Ma soprattutto i lavoratori precari attuali, non potranno maturare contributi sufficienti per percepire un adeguato trattamento pensionistico e pertanto, del loro sostentamento in età pensionabile, dovrà farsi carico l’assistenza pubblica, con un dispendio di risorse oggi non quantificabile.

La crescita dell’economia tedesca è dovuta soprattutto all’export ed è diretta conseguenza dell’introduzione dell’euro, che non permette ai paesi importatori di svalutare la propria moneta. L’euro ha imposto un regime di cambi fissi, favorendo la competitività delle economie europee più forti, a danno dei paesi più deboli. L’export tedesco si è sviluppato anche nei paesi emergenti del BRICS, ma la loro crescita nel 2012/13 ha subito un decremento a causa del calo dei consumi dei paesi più avanzati, che hanno necessariamente ridotto le loro importazioni. Nella eurozona la recessione ha generato un decremento della stessa crescita tedesca. Allo sviluppo tedesco, realizzatosi mediante l’export, fa riscontro la caduta del Pil dei paesi più deboli, i quali potrebbero esportare la propria recessione nella stessa Germania. Quest’ultima, non è davvero la locomotiva d’Europa, poiché il suo sviluppo non ha un effetto traino sulle altre economie europee. Alla crescita dell’export tedesco, corrisponde la recessione die partners europei. L’Europa dell’euro ha creato solo conflittualità, prevaricazione, cessioni di sovranità dei paesi più deboli a favore di quelli più forti.

Le esportazioni tedesche costituiscono il 50% del Pil, ma gli investimenti sono calati al 17%. Occorrerebbero investimenti per rilanciare la domanda interna e, in tal modo, contribuire alla ripresa dei partners europei in recessione. Ma lo sviluppo dell’export è frutto la maggiore competitività delle imprese tedesche sui mercati esteri acquisita mediante misure di compressione del costo del lavoro, tagli alla spesa sociale, contenimento dei consumi interni. Gli investimenti in infrastrutture sono assai carenti a causa di una politica economica orientata verso l’obiettivo del pareggi odi bilancio. Occorre inoltre notare che il risanamento virtuoso delle finanze pubbliche tedesche, che ha condotto al pareggio di bilancio, è stato reso possibile dal ridimensionamento della spesa per interessi sul debito pubblico, che è stato ottenuto mediante massicci disinvestimenti nei debiti pubblici degli altri paesi dell’eurozona (in primis del debito italiano), generando cioè la crisi del debito del 2011/12. Tale crisi ha avuto l’effetto di provocare aumento del debito e recessione negli altri partners europei più deboli, determinando nel contempo l’afflusso di capitali verso il debito pubblico tedesco. Il costo della stabilità tedesca è stato imputato agli altri paesi europei.

Allo sviluppo dell’export non ha fatto seguito una adeguata crescita degli investimenti. Dal 1999 ad oggi la crescita tedesca è stata dell’1% annua, a causa della carenza di investimenti, sia pubblici che privati. Occorrerebbe una vasto piano di investimenti pubblici in infrastrutture per determinare crescita dei salari e aumenti di produttività. Ma l’obiettivo del pareggio di bilancio, unitamente alle esigenze di competitività per l’export, hanno imposto un blocco sostanziale delle retribuzioni ai livelli degli anni ’90, con conseguente calo della domanda interna. La crescita dell’export non ha avuto un effetto trainante sulla domanda interna. Gli stessi investimenti privati sono carenti, proprio a causa di uno sviluppo concentratosi esclusivamente sull’export. La competitività tedesca nell’export genera profitti che l’economia interna, a causa della debolezza della domanda, non è in grado di produrre. Le imprese esportatrici profittano della rendita di posizione derivante dal regime di cambi fissi che determina un deficit di competitività da parte dei paesi importatori dell’eurozona e pertanto esse sono disincentivate ad investire. Alla carenza di investimenti privati fa riscontro l’incremento del tasso di risparmio tedesco, tra i più alti del mondo. Ma larga parte del risparmio privato è convogliato in investimenti esteri. Tale propensione all’investimento estero è stata indirizzata dal sistema bancario tedesco nel recente passato in larga parte verso i mutui subprime o nei titoli immobiliari spagnoli e la crisi del 2008 ha determinato un collasso bancario sanato solo dal massiccio intervento pubblico. Ancor oggi le banche tedesche sono a rischio, non vi è alcuna garanzia di trasparenza circa i titoli tossici detenuti dalle banche stesse. Solo un rilancio degli investimenti interni potrebbe invece indirizzare il risparmio tedesco verso impieghi produttivi per la crescita. Inoltre, il modello economico liberista della Merkel ha prodotto negli anni sfiducia una diffusa sfiducia futuro, testimoniata dalla crisi demografica che potrebbe creare in avvenire carenze nel sistema produttivo e gravi problemi al sistema previdenziale, con l’invecchiamento della popolazione. Le problematiche sociali sono state quasi assenti nella campagna elettorale. Si sono vagamente promesse l’introduzione dei minimi salariali e la fissazione di un tetto agli affitti.

L’elezione della Merkel non ha prodotto l’euforia borsistica attesa. La virtuosa stabilità tedesca non è garanzia né di sviluppo né di solidarietà per l’Europa, che invece muore di rigore finanziario e recessione economica. Si è plaudito alla sconfitta dell’euro – scetticismo di “Alternativa per la Germania”, che resta però radicato in parte della popolazione tedesca che vuole un ritorno della politica e dello stato nazionale. Il bund decennale tedesco resta oltre il 2%. I tassi sul debito pubblico, al di là delle virtuose politiche finanziarie, registrano una crescita in tutta l’eurozona, perché è l’euro stesso ad essere affetto da problemi genetici: non è valuta di riserva alternativa al dollaro, e non ha un prestatore in ultima istanza, non essendo una valuta di uno stato sovrano. Pertanto l’euro non potrà mai offrire credibilità e stabilità agli investitori nei mercati internazionali.

La posizione italiana è sempre la stessa. L’Italia sperava che da queste elezioni scaturisse un ammorbidimento delle posizioni tedesche in sede europea, speranze vanificate dalla riconferma trionfale della Merkel. Letta si è invece compiaciuto della vittoria della Merkel, che potrebbe costituire un fondamentale sostegno al proprio governo in Europa. L’Italia riconferma il proprio status di subalternità dinanzi ad una Europa a guida tedesca. Il nostro paese, privo da sempre di una politica estera, continua ad affidare le proprie speranze alla clemenza dei propri oppressori, subordina le politiche economiche della classe dirigente al vincolo esterno, quale elemento salvifico della propria incapacità e non volontà di assumersi le proprie responsabilità nel governo interno e nei rapporti con i partners europei. Non si considera che l’elezione della Merkel è un problema tedesco, cioè di un paese sovrano che opera le proprie scelte. Le condizioni vessatorie imposte all’Italia, che comportano la schiavitù del debito e la recessione economica altro non sono che la conseguenza della incapacità italiana di assumere in Europa un ruolo autonomo, di confronto e di contrasto con gli altri paesi. L’Italia conferma il proprio deficit di sovranità interna ed esterna, il suo europeismo acritico e subalterno riflette la sua congenita mancanza di sovranità, la quale presuppone l’anteporre l’interesse nazionale a qualsivoglia imposizione di vincoli esterni che comportino, oltre alle progressive cessioni di sovranità politica, l’adozione di misure economiche che pregiudichino il suo sviluppo produttivo e violino le norme costituzionali poste a salvaguardia dei diritti sociali dei cittadini.

Foto: Reuters

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  1. #1 di Agostino il 1 ottobre 2013 - 13:55

    ….finalmennte la verita’ sul presunto”boom tedesco”. E’ vero cresce l’occupazione, ma determinando il collasso del sistema previdenziale e generando una precarieta’ perenne.. Non e’ certo un Letta, L’uomo in grado di dare risposte convincenti e rispettose della dignita’ nazionale per il nostro popolo!

    Agostino Fusar-Poli

  2. #2 di Roberto Giardina il 3 ottobre 2013 - 08:53

    Un articolo che un capolavoro di manipolazione. Il sistema sociale tedesco, nonostante i tagli apportati da Schröder (con l´appoggio della CDU), rimane il migliore al mondo, pur con tutte le manchevolezze inevitabili. I Minijobs sono in gran parte secondi lavori, esenti da tasse. Da noi c´è il nero assoluto, qui a studenti e pensionati che vogliono arrotondare è offerta una chance garantita, che evita abusi. Come si fa solo a sospettare che qualche operaio lavori per 450 euro al mese. Ci sono settori, come nei macelli, dove viene impiegata mano d´opera straniera, alle tariffe che avrebbero nei paesi d´oridine. Ad esempio in Polonia. Colpa di Bruxelles, ma avviene anche da noi, ovunque. Gli errori ispirati dal consueto odio antitedesco, come se la Merkel fosse colpevole di ogni nostro guaio, sono molti, ma basta rilevarne uno: la vittoria di Frau Angela non ha oprovocato euforia in borsa? Ma l´indice DAX alla vigilia era già al massimo di tutti i tempi. Un segno mai avvenuto di fiducia nel sistema. Di solito durante una vigilia elettorale in borsa si sta a guardare e si agisce con prudenza. Ma perchè non si informa meglio Herr Tedeschi?
    Roberto Giardina

  3. #3 di Eugenio Orso il 4 ottobre 2013 - 15:54

    in risposta a Roberto Giardina:
    Da quello che ci risulta, ci sono molti costretti a cumulare i mini jobs per poter vivere. Ecco come si fa crescere l’occupazione, a uso statistico e propagandistico, nella favolosa germania. Il sistema sociale tedesco forse era fra i migiori del mondo, superato, però, dai sistemi sociali scandinavi. Oggi non è più così. Un intero popolo senz’anima né etica, diventato colonia americana, lavora per l’esportazione (come la cina neocapitalista, pilastro della globalizzazione) e compete globalmente, razziando risorse e comprimendo i paesi europei dell’area mediterranea. L’euronazista Merkel, dopo la vittoria elettorale, sembra che abbia espresso l’intenzione di demolire, nel prossimo futuro, il sistema sociale francese, indubbiamente fra i migliori del mondo. Speriamo che si svegli il popolo francese, il quale ha ancora un’anima, e decreti la fine dell’unione europoide e dell’europrigione, dove i tedeschi la fanno da kapò – per conto della classe globale dominante – nei confronti degli altri popoli europei.

    Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

  4. #4 di Roberto Giardina il 7 ottobre 2013 - 15:41

    per Eugenio Orso
    dare dell´euronazista a Frau Merkel qualifica già il suo intervento. Germania Colonia americana? E noi? Berlino ha detto “nein” alla Guerra contro Saddam, nein al criminale intervento voluto dai francesi in Libia, e si tira indietro in Siria. Ma forse lei si riferisce all´economia, dovrebbe dimostrare le sue tesi invece di accumulare Slogan antitedeschi. E una volta per tutte: i Minijobs non entrano nella statistica per la disoccupazione. Sono anonimi lo vuol capire? Qualcuno li accumula per arrivare a un reddito decente? Da noi sarebbe un lavoratore al nero e nulla più. Il sistema sociale francese si è demolito da solo.

  5. #5 di Luigi Tedeschi il 8 ottobre 2013 - 09:11

    Egr. Dott. Giardina,
    Il suo commento contiene a mio avviso una serie di inesattezze. Come documentato dallo studio francese “Les reformes sociales Harz IV à l’heure de la rigueur en Allemagne” di Brigitte Lestrade, i lavoratori assunti in base ai contratti mini – job erano nel 2010 6,6 milioni contro gli attuali 8 milioni (fonte – Sole 24 Ore), di cui 4,5 milioni di lavoratori adulti con meno di 15 ore lavorative settimanali. Oltre che tra i giovani e le donne, i mini – job sono cresciuti in particolar modo tra i pensionati. Con l’allungamento dell’età pensionabile, la diffusione dei mini – job è dovuta anche alla tragedia dei lavoratori anziani licenziati che, non potendo trovare nuova occupazione, sono costretti a ricorrere a tale forma di impiego per sopravvivere. Altro che secondo lavoro per arrotondare!

    Lei inoltre afferma: “Come si fa solo a sospettare che qualche operaio lavori per 450 euro al mese”. Queste affermazioni vengono smentite oltre che dallo studio citato, anche da un articolo in prima pagina del “Sole 24 Ore” del 22/09/2013. Si aggiunga poi che secondo uno studio dell’Università di Duisberg-Essen, nel 2010 oltre 6 milioni di lavoratori venivano retribuiti con meno di 10 euro l’ora e molti lavoratori della ex Germania est con 4 euro l’ora.

    Mi sembra dunque ben documentato che la competitività tedesca è stata ottenuta anche attraverso la compressione salariale.

    La invito a leggere più attentamente il contenuto del mio articolo: l’attesa euforia borsistica per l’elezione della Merkel non era riferita tanto alla Germania, quanto all’Europa. Le borse europee non hanno registrato mutamenti rilevanti. La stabilità della Merkel non entusiasma i mercati europei.
    Lei definisce il mio articolo “un capolavoro di manipolazione”. Ma, mi debbo a tal proposito complimentare con lei, perché in fatto di manipolazione lei è un vero maestro. Mi accusa di “odio antitedesco”. Lei omette volutamente il contenuto finale del mio articolo in cui affermo che “Non si considera che l’elezione della Merkel è un problema tedesco, cioè di un paese sovrano che opera le proprie scelte. Le condizioni vessatorie imposte all’Italia, che comportano la schiavitù del debito e la recessione economica altro non sono che la conseguenza della incapacità italiana di assumere in Europa un ruolo autonomo, di confronto e di contrasto con gli altri paesi. L’Italia conferma il proprio deficit di sovranità interna ed esterna, il suo europeismo acritico e subalterno riflette la sua congenita mancanza di sovranità…”

    Appare dunque chiaro che nell’articolo imputo i guai italiani alla nostra mancanza di sovranità e … dignità. La sua affermazione è dunque palesemente falsa.
    Quanto poi a informarmi e documentarmi, ciò che ho scritto è ampiamente documentato, come si vede dalle fonti citate qui, che non mi sembrano esattamente gli scritti di qualche movimento anticapitalistico o antitedesco. E lei ?
    Luigi Tedeschi

  6. #6 di Eugenio Orso il 10 ottobre 2013 - 09:02

    Per Luigi Tedeschi

    L’articolo è ottimo e non richiede ulteriori specificazioni, o addirittura giustificazioni. E’ chiaro che il primo problema dell’Italia è esogeno e non endogeno. Si chiama perdita della sovranità monetaria e (di conseguenza) politica.
    Trascura pure il “dottor Giardina” che fa le pulci pelosamente. Non perdere tempo a dare risposte articolate ai provocatori neoliberisti, filo-crucchi (o simili). Lascia che il suddetto santifichi, o meglio idolatri, gli indici finanziari come il “DAX”. Si tratta forse di un sostenitore dell’unione europoide e dell’eurolager, decisamente aprioristico? O di un adoratore del modello tedesco di capitalismo, che crede di aver ancora a che fare con il cosiddetto capitalismo renano del dopoguerra? Non sa che il grande parassita d’Europa – cioè la germania – si mantiene a galla (ma per quanto?) saccheggiando i paesi meridionali e mediterranei? Poco importa. Il mio consiglio è di lasciar perdere e di non sprecarsi in risposte articolate. A che serve il dialogo con gli europoidi filo-tedeschi?

    Ti prego di pubblicare integralmente il mio commento, anche se non è il commento di un “pacato intellettuale”..

    Eugenio Orso

  7. #7 di Roberto Giardina il 14 ottobre 2013 - 07:34

    Lo ammetto, ho commesso un grave errore: lasciarmi trascinare a discutere in un simile blog. Mi ha tratto in inganno il sito di Arianna, che ritenevo serio. Non si può dialogare con chi cambia di continuo le carte in tavola. Siamo partiti dalla definizione della Germania come “macelleria sociale”. E´un´assurdità. I Minijobs sono secondi lavori in gran parte, citare Il Sole o i francesi non cambia la realtà. Delle paghe minime ho parlato anch´io. Ci sono pizzaboys pagati due euro all´ora. Con una paga da dieci euro il servizio sparirebbe. E´triste, ingiusto, ma è questa la realtà, non solo in Germania. Vogliamo parlare dei nostri giovani costretti a lavorare gratis? Corrono a migliaia a Berlino in cerca disperata di una Chance. In quanto al signor Orso ho trovato un suo intervento sull´euro e sull´uscita dell´Italia dalla moneta unica e da altre istituzioni europee. Se vuole vivere nel Terzo Mondo affari suoi. E crede ancora che la crisi italiana sia provocata dall´estero, come ieri si credeva al Grande Vecchio colpevole del terrorismo nel nostro paese. Forse crede anche a Babbo Natale. Fermiamoci ai dati: la Germania ha il minimo di disoccupati dalla caduta del muro, e continuano a scendere. Le previsioni per il 2014 sono per una crescita del Pil dell´1,7. L´Italia è all´ultimo posto nella classifica Ocse per la capacità di comprensione, ultima su 24 paesi. Sarà anche per questo che votiamo male e siamo nei guai. O è colpa della signora Angela se gli italiani non sanno leggere? Ed ora vi saluto per sempre

  8. #8 di Maria Carotenuto il 15 ottobre 2013 - 20:16

    Lei ci saluta per sempre, e mi sembra una buona idea…..
    infatti è inutile una discussione con chi trascura i dati e le fonti che non può contestare e dice che siamo noi a cambiare le carte in tavola, perchè “basta la parola” (la sua).
    Lei accusa noi di odio antitedesco, ma tira fuori una bile antiitaliana e un complesso d’inferiorità tutto italiano tipici dei “luogocomunisti”, trmine che prendo in prestito dal prof. Bagnai. A proposito, potrei suggerirle di visitare il suo blog http://goofynomics.blogspot.it , visto che il nostro per lei è “poco serio”.
    Temo però che vi troverebbe una marea di dati e fonti autorevoli (FMI, reports BCE, ecc..) e quindi si arrabbierebbe molto di più…. Dati e fonti che mostrano, ancora una volta, che credere a Babbo Natale forse è meno irrazionale della incrollabile fede nell’intrinseca bontà e nel potere quasi taumaturgico dell’ Euro e delle istituzioni europee sui di noi, poveri, sciocchi, italiani.

    A non più risentirci
    Maria Carotenuto
    Redazione Italicum

    P.S: A proposito di mini-job che per lei non entrano nelle favolose performance statistiche della Germania, provi a guardare la pubblicazione, disponibile sul server di metadati di EUROSTAT, “STRUCTURAL BUSINESS STATISTICS METHODOLOGY – GERMANY”, a pag. 41 (lo so, ancora dati e fonti ufficiali, è proprio un brutto vizio…) :

    Number of employees (16 13 0)
    Under insurance law, gainful employment is designated as “marginal” employment or “marginal” self-employment if it is exercised only “in the short term” or “remuneration is marginal”. Gainful employment counts as:
    – short-term when, by its nature or in accordance with a prior contract, it is for a maximum of two months or 50 working days during the course of a given year;
    – marginally remunerated when the remuneration during the month is regularly less or equal than an amount of 400 € (ECCO I MINI-JOB !).
    Additional to the regular employees covered by social insurance, only those marginal employees of the last case are included in the employment statistics.”

  9. #9 di Eugenio Orso il 17 ottobre 2013 - 16:39

    Veramente divertente … I provocatori europoidi cadono sempre di più nel ridicolo, nel grottesco. Quando questi ipocriti-servi (del grande capitale finanziario) non hanno argomenti – cioè praticamente sempre – agitano il solito spauracchio per gonzi. Se si esce dall’euro si entra nel “terzo mondo” (l’equivalente del temuto uomo nero per i bimbi). La Grecia è “entrata nel terzo mondo” stando forzatamente nell’eurolager, sotto minaccia e ricatto. Ci hanno pensato gli usurai della cosiddetta troika e i loro servi poltici locali (Papandreou, Papademos, oggi Samaras). Vi ricordate il referendum proposto da George Papandreou? Non è stato fatto. Così finirà anche la timida proposta di referendum di Grillo in Italia. Dall’euro si potrà uscire (forse) soltanto spolpati e ridotti a mendicare. Per questo esiste la “moneta unica”. In quanto a babbo natale, lasciamo perdere. Possono credere tranquillamente a babbo natale coloro che credono che l’unione europoide sia un’unione volontaria di popoli e che l’euro avvantaggi le classi subalterne.

    Saluti

    Eugenio Orso

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